Parla il barista che ha ucciso il cliente senegalese: «L’ho fatto per difendermi»

«Ho preso il coltello e lui mi si è gettato addosso, non ho indirizzato l’arma verso di lui, non volevo ucciderlo, volevo difendermi». Giullaume Meles Djedje – il titolare ivoriano del bar Socraf di via Moroni, che ha ucciso venerdì sera il trentatreenne senegalese Amadou Diouf – ha confermato in queste ore al giudice per le indagini preliminari la stessa versione dei fatti che aveva fornito agli inquirenti subito dopo l’arresto. Il gip Bianca Maria Bianchi, che lo ha interrogato in carcere, ha comunque convalidato il fermo e l’uomo resterà in cella. Secondo il racconto di Djedje, il senegalese gli si sarebbe avvicinato con una bottiglia rotta in mano, durante una delle tante liti che spesso scoppiavano fuori dal locale. Il bar, chiuso dalla sera dell’omicidio, non riaprirà per almeno altri 4 mesi su disposizione della questura. Il locale era già stato oggetto di analoghi provvedimenti nell’aprile del 2013 e a febbraio di quest’anno, a causa della presenza di persone pregiudicate e ai continui episodi di violenza da parte degli avventori del bar, per lo più extracomunitari.

Ma con il barista c’erano vecchi screzi

Ma a quanto pare da tempo tra i due c’erano screzi. Ormai le liti tra il gestore del bar al centro di Bergamo e uno dei suoi clienti erano diventate una costante. Fino alla tarda serata di venerdì, quando la situazione è degenerata e il barista, Djedje Meles Guillaume, 54 anni, origini ivoriane, ha picchiato e accoltellato al cuore l’avventore senegalese del suo bar, Amadou Diouf, 33 anni, che abitava a Bergamo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’abbandono, fuori dal bar Socraf di via Moroni, di una bottiglia di birra vuota e appena consumata da Diouf. A terra sanguinante, il senegalese è stato soccorso dal personale del 118 e accompagnato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è però morto. Nel frattempo il barista aveva tentato di far perdere le proprie tracce: si è recato a casa di una conoscente sudamericana in via Pignolo, dove ha cercato di lavare i panni sporchi di sangue. Nel giro di tre ore i carabinieri di Bergamo sono però risaliti a lui e lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Dopo aver accoltellato il senegalese appena fuori dal suo bar, l’ivoriano – già noto alle forze dell’ordine – è tornato nel locale, ha chiesto a tutti gli avventori di lasciare il bar, ha abbassato la saracinesca e si è dileguato. Il bar Socraf era tra l’altro stato oggetto in passato, per due volte, di provvedimenti di sospensione temporanea della licenza da parte della Questura per motivi di sicurezza: la prima volta, per un mese, lo scorso ottobre; la seconda, a luglio, per due settimane. Inoltre il locale di via Moroni era stato inserito nel provvedimento antimovida, con l’obbligo di chiusura a mezzanotte e mezza: limite orario che il gestore aveva sempre rispettato.