Parigi, le indagini: uno dei kamikaze era un conducente di autobus

Mentre nella striscia di strada del boulevard Voltaire antistante il teatro Bataclan, una squadra della nettezza urbana di Parigi prova a ripulire con solventi e getti d’acqua le grandi macchie di sangue rimaste sull’asfalto insieme a vestiti abbandonati, scarpe perse nella fuga disperata, guanti da infermiere, insomma mentre si prova a rimuovere dal terreno della strage tutte le tracce dell’orrore vissuto venerdì 13 in Francia, le notizie continuano a battere informazioni dell’ultim’ora, particolari inediti e dettagli che ricostruiscono, uno dopo l’altro, l’identikit di quei brutali assassini, kamikaze in nome e per conto del Califfo del terrore.

Uno dei kamikaze era autista del servizio pubblico parigino

E allora, da quanto riferito in queste ore da Bfm-Tv, si apprende per esempio che Samy Amimour, uno dei kamikaze del Bataclan, era un autista di autobus della Ratp, la compagnia del trasporto pubblico parigina, fino alle sue dimissioni nel 2012. Amimour era nato a Parigi nel 1987 e originario di Drancy. Dal 2013 era oggetto di un mandato di cattura internazionale perché aveva violato la sua libertà vigilata, dopo essere stato messo sotto inchiesta, nell’ottobre dell’anno prima, per associazione a delinquere con fini di terrorismo. Un conducente di autobus come tanti, che sotto le mentite spoglie di un immigrato integrato, come ce ne sono tanti a Parigi; coperto dall’alibi di una vita ordinaria, di una quotidianità qualunque, celava ben altro. Un segreto custodioto e alimentato nel tempo, quello della doppia vita jihadista, che sarebbe stato rivelato in tutto il suo orrore nella drammatica notte di venerdì scorso, già ribattezzata l11 settembre di Francia (e dell’Europa).

Parigi: caccia al presunto artificiere nascosto

Intanto, mentre la polizia belga rilascia cinque dei sette sospetti arrestati sabato, tra cui Mohamed Abdeslam, fratello del kamikaze ricercato Salah, è caccia aperta al presunto artificiere che avrebbe collaborato alla pianificazione e organizzazione delle stragi. Esperti ed ex-membri dell’intelligence transalpina ne sono convinti: tra i membri della cellula che ha insanguinato Parigi c’è anche un uomo chiave, l’artificiere a piede libero, che ha confezionato le cinture esplosive dei kamikaze. «È senza dubbio già lontano. Ma a un certo punto dev’essere obbligatoriamente passato per la Francia», ha sostenuto Mathieu Guidère, islamologo e specialista dei movimenti radicali. Sabato sera, il procuratore della Repubblica di Parigi, François Molins, rivelava che le cinture esplosive usate dai kamikaze erano composte di TATP (perossido di acetone). E soprattutto, tutte indentiche. «Chi dice cintura esplosiva, dice artificiere: fabbricare un sistema esplosivo affidabile non è cosa da tutti», spiega uno 007 francese. Secondo tre specialisti la cosa più probabile è che il tecnico non abbia partecipato direttamente agli assalti di venerdì sera, ma sia rimasto nelle retrovie, magari fuggendo prima. «È una pedina troppo preziosa, non partecipa mai agli attentati», ha spiegato a sua volta Alain Chouet, ex-capo dell’intelligence transalpina (Dgse). «Quindi è qui, da qualche parte…», ha aggiunto. Parole a cui fanno eco anche quelle di un suo ex-collega, Pierre Martinet. «La figura dell’artificiere – ha detto – non è carne da cannone. È lì per fabbricare altre cinture e permettere ad altri terroristi di passare nuovamente all’azione» per causare altri morti. Ricerche a tappeto e perquisizioni sono attualmente in corso in tutta la Francia e a Molenbeek, nella banlieue di Bruxelles. «Possono tornare a colpire», non a caso, ha avvertito il premier Manuel Valls…