Papa Francesco ai vescovi: «No a una Chiesa ossessionata dal potere»

«Combattere fino in fondo il cancro della corruzione e il veleno della illegalità». Papa Francesco nel suo discorso rivolto ai fedeli durante l’incontro nella piazza della Cattedrale di Prato, prima tappa della visita pastorale in Toscana, ha sottolineato che «non si può fondare nulla di buono sulle trame della menzogna e sulla mancanza di trasparenza». Interrompendo per un attimo la lettura del suo intervento e proseguendo “a braccio”, il Papa ha ricordato «i cinque uomini e le due donne di cittadinanza cinese morti due anni fa, a causa di un incendio nella zona industriale di Prato. È una tragedia dello sfruttamento delle condizioni umane di vita. Questo – ha sottolineato Francesco – non è un lavoro degno».

Il Papa a Firenze al convegno della Cei

Dopo Prato, Papa Francesco ha raggiunto in elicottero Firenze per intervenire al Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa italiana. L’undicesimo viaggio in Italia del pontefice è coinciso infatti con il quinto appuntamento nazionale della Chiesa italiana. In piazza Duomo è stato accolto dagli applausi della folla festante che lo ha atteso lungo il percorso nel centro storico. Il pontefice ha richiamato la Chiesa italiana riunita nella cattedrale all'”umiltà“, al “disinteresse” e alla “beatitudine“. «Questi tratti – ha detto – ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal “potere“, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa». E ancora: dobbiamo «lavorare per rendere questo mondo un posto migliore, perché la nostra fede è rivoluzionaria». Papa Francesco poi ha stemperato la solennità del suo discorso scherzando: «Le tentazioni sono tante, ne elenco due, non vi spaventate, non come quelle quindici che ho detto alla curia». Le tentazioni elencate sono quella pelagiana e quella dello gnosticismo. «Il pelagianesimo – ha detto – ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perché astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di controllo, di durezza, di normatività». Lo gnosticismo porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della “carne del fratello”.

La riforma della Chiesa e l’appello ai vescovi e ai giovani

«La riforma della Chiesa – ha detto – è aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nell’ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile con genio e creatività». La Chiesa italiana, è l’invito di Papa Francesco,«assuma sempre lo spirito dei suoi grandi esploratori che sulle navi sono stati appassionati della navigazione in mare aperto e non spaventati dalle frontiere e delle tempeste. Sia una chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa». Poi l’appello ai vescovi: «Siate pastori. Sarà la gente a sostenervi. Come pastori siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo. Puntate all’essenziale. Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro». E infine l’appello ai giovani: «Superate l’apatia. Che nessuno disprezzi la vostra giovinezza», «vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico».