Nonostante l’Oms il prosciutto doc va forte: +10,36% le vendite nell’Ue

A dispetto dell’allarmismo dell’Oms sulla carne rossa lavorata il prosciutto italiano è un prodotto che non conosce crisi, anzi appare lanciatissimo. Cresce infatti l’export di Prosciutto di San Daniele nei primi nove mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo 2014. Da gennaio a settembre la quota sul totale delle vendite in Europa è cresciuta del 10,36%. Principali mercati si confermano Belgio, Germania, Regno Unito e Francia.

Nei primi nove mesi dell’anno sono stati venduti circa 2.200.000 prosciutti (+3,7%), mentre continua il boom di mercato del pre-affettato in vaschetta: a fine settembre sono state oltre 14.100.000 le confezioni prodotte, +11% sullo stesso periodo dello scorso anno.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, del resto, dopo la psicosi alimentata dalla notizia sulla carne rossa cancerogena, ha voluto spiegare che il rapporto Iarc «non chiede alle persone di smettere di mangiare la carne lavorata, ma indica che ridurne il consumo può diminuire il rischio di tumore del colon-retto». L’Oms spiega di avere ricevuto un gran numero di «domande, espressioni di preoccupazioni e richieste di chiarimento sul rischio di tumore legato al consumo di carni lavorate». Per questo l’agenzia ginevrina sottolinea che l’ultima revisione della Iarc «conferma le raccomandazioni del 2002 su “Dieta, nutrizione e prevenzione delle malattie croniche”, che consigliano un moderato consumo di carne conservata per ridurre il rischio di cancro».