Natale, «Licenziare chi lo cancella». Parte la guerra alla “sottomissione”

È un sussulto di dignità quello che il centrodestra chiede al governo nei confronti di chi vorrebbe cancellare la nostra identità, a partire dalle celebrazioni natalizie. «Intendiamo chiedere al ministro dell’Istruzione di allontanare dalle nostre scuole dirigenti e insegnanti che per puro asservimento stanno cancellando celebrazioni, concerti, eventi di varia natura che tradizionalmente si svolgono nel periodo natalizio», ha spiegato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Una posizione condivisa anche da Matteo Salvini. «Secondo me dovrebbero essere licenziati quegli insegnanti e quei presidi che cancellano il Natale», ha detto il leader della Lega, per il quale «chi cancella il presepe e la storia di Natale non è adatto a fare quel lavoro».

Il caso di Rozzano ha colmato la misura

A scatenare una reazione così dura è stato l’ennesimo caso di dirigente scolastico laicista, che ha deciso di cancellare tutte le celebrazioni natalizie: quello che si è verificato a Rozzano, in provincia di Milano. «A me interessa che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno», ha spiegato il preside Marco Parma il quale, già candidato alle comunali per una civica e per il M5s, ha anche fatto rimuovere tutti i crocifissi dalla scuola. Dunque, uno dei fondamenti dell’identità italiana ed europea ormai sarebbe motivo di «imbarazzo» e «disagio» e per questo andrebbe cancellato. Un ragionamento inaccettabile che, all’indomani delle stragi di Parigi, più che ispirato da un malinteso concetto di laicità, appare ispirato da un istinto di autodistruzione.

Cancellare il Natale? «Un segno di resa incondizionata»

«Cancellare il Natale, o solo valutare l’idea di renderla una festa laica come risposta o reazione agli attentati di Parigi, significa alzare le mani in segno di resa incondizionata», ha sottolineato la portavoce di Forza Italia alla Camera, Mara Carfagna, mentre l’assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, Valentina Aprea, ha chiesto al direttore regionale dell’ufficio scolastico regionale di convocare un incontro a tre con il preside di Rozzano, perché «le istituzioni vogliono e devono comprendere le motivazioni che stanno alla base del grave gesto da lui compiuto nel cancellare ogni iniziativa scolastica che riguarda il Natale cristiano». «La scuola italiana – ha sottolineato Aprea – è per definizione laica, ma non può umiliare le nostre tradizioni e i nostri convincimenti soprattutto in un momento in cui le vicende internazionali mettono a grave rischio la nostra cultura e la nostra identità».

La fiacca presa di posizione del sottosegretario Pd

E sulla vicenda è intervenuto anche il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, che ha parlato di «una decisione miope, presa da chi ancora confonde l’inclusione con il quieto vivere». Dall’esponente del governo – e del Pd – però non è arrivato nient’altro che una petizione di principio, per altro piuttosto fiacca: «No a un’inclusione per sottrazione. Nascondere è una soluzione di comodo che, invece di creare coesione sociale, non fa altro che alzare barriere di risentimento e diffidenza. L’inclusione passa per la conoscenza».