Musulmani in piazza a Roma e Milano: “Insieme battiamo il terrorismo”

“Insieme possiamo battere questo cancro dell’umanità”. Dal palco di piazza SS. Appostoli a Roma, il presidente dell’Unione della comunità islamiche italiane (Ucoii) e imam di Firenze Izzedin Elzir, usa parole molto nette per condannare il terrorismo jihadista. “Stiamo dimostrando che abbiamo superato la paura e lo choc degli attentati, perché l’obiettivo dei terroristi è farci vivere nella paura”, aggiunge. Intorno, nella piazza si issano cartelli.  “La comunità islamica è unita nell’orrore e nella denuncia del terrorismo. Nelle moschee ben gestite i fedeli, dopo essere inorriditi, sono preoccupati di essere confusi con certe realtà”, dice l‘imam Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), tra i promotori della manifestazione ‘Not in in my name’. Sul palco della manifestazione – oltre a vari rappresentanti della comunità islamica, dall’Imam Pallavicini al segretario del Centro islamico della Grande Moschea della capitale Abdellah Redouane – ci sono anche alcuni politici italiani e rappresentanti delle istituzioni. Tra questi ultimi i presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Pierferdinando Casini e il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Inoltre il parlamentare Pd di origine marocchina Khalid Chaouki, che aveva lanciato un appello raccolto con questa manifestazione. E poi ancora Stefano Fassina e Luigi Manconi. Ci sono anche sindacalisti come la leader della Cgil Susanna Camusso. Ed esponenti del mondo dello spettacolo come Paolo Virzi. Da Roma a Milano. Nel capoluogo lombardo alcune centinaia di manifestanti si sono riuniti in piazza san Babila per partecipare al presidio ‘Not in my name’ organizzato dal Caim (Coordinamento associazioni islamiche di Milano e Monza-Brianza) ”e da altre 87 associazioni islamiche” come ha spiegato Davide Piccardo, coordinatore del Caim. Il presidio è incominciato intorno alle 15. ”No al terrorismo sì alle moschee – ha detto Piccardo parlando con i giornalisti – con il riconoscimento delle moschee ci sarebbe maggiore sicurezza per tutti. Non c’e’ spazio per il terrorismo e questa escalation di violenza ci preoccupa molto”. ”La islamofobia – ha aggiunto – crea tensione e invece avremmo bisogni di convivenza e dialogo”. “Siamo soddisfatti della partecipazione, che è il miglior modo per far capire che siamo contro ogni forma di violenza” ha spiegato Davide Piccardo. “E’ fondamentale – ha aggiunto – il riconoscimento dei luoghi di preghiera. Ce ne sono 700, di cui 695 informali. Come possiamo istruire i nostri giovani ai valori dell’Islam in questo modo?”. Sul palco in piazza San Babila si sono alternati i rappresentanti delle altre associazioni islamiche. Brahim Baya, portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi, ha dichiarato: “no ai seminatori di odio e no al terrorismo, noi musulmani siamo cittadini di questo Paese e dobbiamo essere rispettati. I musulmani sono le prime vittime dei criminali dell’Isis”.