Mostra ai compagni un video dell’Isis: interrogato 13enne marocchino

Sul gruppo WhatsApp dei compagni di classe un 13enne marocchino ha postato un video in cui si mostra una decapitazione da parte di un miliziano dell’Isis e adesso, anche se la preside della sua scuola ha catalogato l’episodio come una bravata, i carabinieri hanno avviato accertamenti. È accaduto in un centro della provincia di Lucca e la notizia è riportato su alcuni media locali. Protagonista della vicenda un ragazzino di origine nordafricana, di una famiglia che viene descritta come integrata nel paese e che frequenta un centro culturale islamico. Qualcuno dei compagni di classe avrebbe anche accusato un leggero malore nel vedere le immagini cruente ed il ragazzino è stato convocato dalla preside della scuola con i genitori che, spiega la stessa dirigente, si sono mostrati «mortificati per l’accaduto». Gli accertamenti dei carabinieri, tuttavia, proseguono anche per capire come il ragazzo possa essere entrato in possesso del video che non sarebbe pubblicato sui normali canali del web.

L’Isis fa campagna di proselitismo tra gli adolescenti islamici

L’Isis attua una potente strategia di fascinanzione nei confronti degli adolescenti islamici dei Paesi occidentali. Il metodo è quasi sempre lo stesso: il contatto su Facebook, l’invio di video di bambini morti nelle guerre islamiche, l’accusa ai Paesi occidentali, l’indottrinamento, la proposta di fuga. Hanno quattordici, quindici anni al massimo. In particolare questa operazione viene condotta per adescare ragazzine. In Francia gli 007 hanno stimato un numero importante di adolescenti perdute, scappate dalla loro famiglia per raggiungere i gruppi del terrore: circa 60, un quarto del numero di fughe ipotizzate a livello europeo. E altre 60 sarebbero già indottrinate e pronte a fuggire. Gli esperti di terrorismo britannici segnalano invece che dal Regno Unito sono partite cinquanta ragazzine per unirsi all’Isis. L’ultima è una quindicenne di origine somala scomparsa da Bristol. Una quarantina sono quelle che avrebbero lasciato la Germania. Ora la campagna di proselitismo è arrivata anche in Italia?