Meloni: neanche dopo Parigi la Ue ha capito il pericolo dei confini aperti

25 Nov 2015 17:49 - di Robert Perdicchi

«Trovo pernicioso mettere sullo stesso piano i rifugiati, i migranti, con i terroristi: ricordiamoci che si tratta di persone che sono obbligate a scappare dal loro Paese per colpa di chi sparge il terrore in Europa», aveva detto in mattinata il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. E sulla stessa linea si era espresso anche il presidente della Repubblica greca Prokopis Pavlopoulos, secondo cui “va fatta una distinzione chiara tra terroristi e profughi di guerra. Ai rifugiati, vittime anche degli errori strategici dell’Occidente, dobbiamo mostrare solidarietà. Per i terroristi, invece, tolleranza zero» Secondo il presidente greco le barriere anti-rifugiati sono “un atto irresponsabile, che dimostra come alcuni membri dell’Unione, spero una minoranza insignificante, privilegino i propri interessi piuttosto che la solidarietà”. Tutto vero, tutto giusto: ma chi vigila su coloro che, come nel caso delle stragi di Parigi, sono entrati in Europa a bordo di barconi millantando uno status di rifugiato che non aveva alcun fondamento?

La Meloni: «Juncker, il pericolo è un altro…»

Dall’Italia arriva a stretto giro la replica della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Il presidente della Commissione Ue Juncker trova “pernicioso” mettere sullo stesso piano i rifugiati con i terroristi. Nessuno vuole farlo, ma qualcuno avverta Juncker che due dei terroristi responsabili degli attentati di Parigi si sono finti rifugiati di guerra e sono arrivati in Europa a bordo di un barcone. Il pericolo esiste, è stato denunciato dai servizi di intelligence di mezzo mondo e ignorarlo sarebbe un suicidio», scrive su Facebook. «Perché se c’è qualcosa di davvero pernicioso e dannoso per l’Europa – aggiunge Giorgia Meloni – è aver consentito a decine di migliaia di persone di poter entrare sul territorio europeo senza nessun tipo di controllo: parliamo di persone di cui abbiamo perso ogni traccia e che non sappiamo dove siano e cosa stiano facendo. Juncker e le Istituzioni Ue si preoccupino di questo, invece che continuare a ripetere parole inutili e senza senso».

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