Marino: «Ricandidarmi? Ci penso. Il Pd a Roma vuole il voto nel 2017»

“Mi rifiuto di credere che il Pd cambi le regole in corsa per le primarie, che impedisca a qualcuno di candidarsi e che tutti gli altri debbano applaudire il prescelto del Capo”. L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, in un’intervista al Fatto Quotidiano non esclude di ricandidarsi alle primarie del Pd per ritornare in Campidoglio: “Rifletto. Le idee non si fermano, il cambiamento non si può fermare”. L’ex sindaco torna sulla precisazione di Papa Francesco che disse di non averlo invitato a Filadelfia: “Quella di Bergoglio non è una pugnalata, non provo nessun risentimento e non commento. C’era un disegno, nel quale papa Francesco non è coinvolto, di rimuovere Marino affinché un premier, contemporaneamente segretario del Pd (che già aveva allontanato Enrico Letta da Palazzo Chigi), diventasse anche sindaco della Capitale… sono sicuro che lui vorrebbe fare anche il sindaco di Milano, Napoli e magari Torino”. Marino sostiene di aver ricevuto accuse infondate, e che una volta che se n’è andato “ritorna in auge una persona come Manlio Cerroni“, proprietario della discarica di Malagrotta, “e il Pd che dice? Niente”. “E c’è altro: con la scusa del Giubileo – afferma – proveranno anche a rinviare il voto di un anno, a lasciare il commissario fino al 2017”. Il suo errore più grande, per Marino, è stato “non aver alzato abbastanza la voce su antiche inefficienze della città, come i binari della metro non sostituiti da 40 anni. E neppure sul piano di 917 milioni di euro per le opere del Giubileo che ho messo a punto ma sbattendo contro un governo silente. Sono contento, però, di aver stretto le maglie, grazie all’assessore Sabella, per cacciare il malaffare dal Campidoglio”.