Mafia Capitale, negato il patteggiamento a 4 anni per Buzzi

Battaglia di istanze ed eccezioni nel processo a Mafia Capitale. Anche il terzo atto del procedimento si è consumato nella schermaglia tutta legale tra i difensori e la Procura. I difensori di Salvatore Buzzi hanno reiterato la richiesta di patteggiamento a 4 anni e 10 giorni per il capo delle cooperative che già aveva chiesto prima dell’avvio del processo di potere concordare la pena ma ha dovuto incassare il “no” netto della Procura. Anche in aula la musica non è cambiata. I pm hanno affermato che «Buzzi non ha fornito collaborazione. Nel corso degli interrogatori – ha detto il pm Paolo Ielo – ha salvato sui amici, ha lanciato strali contro i nemici: si tratta di una condotta che non può fare concedere attenuanti. I reati contestati a lui, tra cui l’associazione di stampo mafioso sono, in linea teorica, punibili fino ad un massimo di 30 anni». Patteggiamenti sono stati sollecitati per Alessandra Garrone (moglie di Buzzi) 2 anni e 4 mesi e Paolo Di Ninno 2 anni e 4 mesi e Emanuela Bugitti 2 anni, entrambi collaboratori di Buzzi. Sulle varie richieste di patteggiamento il tribunale potrà pronunciarsi al termine del processo. Sul fronte processuale l’accelerazione è giunta dai giudici della X sezione penale che hanno riunito formalmente i due giudizi immediati dando il via libera ad un unico maxiprocesso che vede imputate 46 persone. La riunione dei fascicoli era stata sollecitata dalla Procura e riguardava i giudizi immediati legati agli arresti effettuati nel dicembre del 2014 e del giugno dello scorso anno.

Buzzi fu arrestato undici mesi fa

Sostanzialmente “il mondo di mezzo” trova una unica collocazione processuale che unisce i due tronconi dell’inchiesta: quello relativo all’associazione mafiosa, che undici mesi fa portò all’arresto di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ritenuti i capi dell’ organizzazione, e quello che nel giugno scorso interessò, per vicende anche di corruzione, alcuni rappresentanti della politica locale come l’ex consigliere regionale, Luca Gramazio, e comunale come Giordano Tredicine. Secondo il presidente della X, Rosanna Ianniello, «i due processi pendono nello stesso stato e grado davanti allo stesso giudice e vi è connessione oggettiva» tra loro. Alla luce di ciò, secondo i giudici si rende necessaria «la trattativa congiunta per un idoneo e completo accertamento». Il tribunale ha riunito anche il procedimento che riguarda l’ex direttore generale dell’Ama, Giovanni Fiscon per il quale era già stata respinta una richiesta di giudizio abbreviato condizionato. Intanto, l’ex assessore alla legalità, Alfonso Sabella, è tornato sull’emergenza criminalità ad Ostia nel corso di una audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia. «Fin dall’inizio del mio mandato – ha detto – ho preso atto di una sostanziale illegalità a Ostia, nel rilascio delle concessioni balneari, oltre a mancati accertamenti. La mia consapevolezza che ad Ostia vi fossero famiglie mafiose – ha aggiunto – risale al 1997 e l’ho subito rilevata con una palestra data alla famiglia Spada in un immobile di proprietà del Comune. A Ostia, insomma, vi era una quantità di omissioni e non veniva fatto nulla per far rispettare la legalità».