L’ultimo saluto a Valeria sulle note degli inni italiano e francese

Una piazza San Marco strapiena, nonostante fosse blindata e allagata ai lati per via della marea, ha accolto il feretro di Valeria Solesin, per l’ultimo saluto della città e dell’Italia intera. Ad accogliere la salma della ricercatrice vittima dei terroristi di Parigi, insieme alla famiglia, al fidanzato e a migliaia di italiani, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Presenti, poi, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il governatore del Veneto, Luca Zaia, e la moglie del premier, Agnese Renzi.

Per l’ultimo saluto a Valeria l’inno italiano, francese ed europeo 

A dominare la piazza, le bandiere a mezz’asta issate sui pennoni davanti alla Basilica, ma anche numerosi agenti appostati sui tetti. Sulle transenne che contengono la folla, invece, uno striscione di saluto: «Ciao Valeria, figlia nostra, angelo nel cielo». La bara di Valeria, coperta da un cuscino di fiori bianchi, è arrivata in gondola lungo il Canal Grande, dopo aver lasciato la camera ardente allestita nell’androne del Municipio di Venezia, Ca’ Farsetti. «Ringrazio i rappresentanti delle religioni, cristiana, ebraica e musulmana, presenza compiuta in questa piazza e simbolo del cammino degli uomini nel momento in cui il fanatismo vorrebbe nobilitare il massacro con il richiamo ai valori di una religione», ha detto Alberto Solesin, il padre di Valeria, prendendo la parola ai funerali della figlia. Organizzate con rito civile, le esequie sono state aperte sulle note dell’inno italiano di quello francese, seguiti poi nel corso della cerimonia dall’inno europeo, l’Inno alla Gioia. E al funerale è arrivato anche il messaggio di Francois Hollande: «Condivido il dolore della famiglia e di tutta l’Italia. Valeria – ha sottolineato il presidente francese – era venuta da noi in Francia per amore della vita e della cultura e ha trovato la morte sotto il fuoco dei terroristi».

In piazza anche l’imam, il rabbino e il patriarca

«Chiediamo ad Allah che abbia Valeria e tutte le vittime nella sua gloria, e di aiutare la sua famiglia e di proteggere l’Europa, l’Italia e questa città dal male e di pacificare le nostre anime», ha detto nel corso della cerimonia l’imam di Venezia Hamad Al Mohamad, mentre prima che le esequie iniziassero era stato il presidente della comunità islamica di Venezia, Mohamed Amin Al Ahdab, a spiegare che «Valeria è come se fosse una nostra figlia. Siamo presenti oggi per dire che non è stata uccisa in nome del nostro Dio ne in nome della nostra religione, ne in nostro nome». Scialom Bahbout, rabbino capo di Venezia, ha invece ricordato che «noi pensiamo che i giusti non moriranno mai: potrai essere un grande esempio per noi, il mondo è stato creato per persone come te che vogliono condividere il bene ricevuto». È stato poi il patriarca di Venezia Francesco Moraglia a lanciare un messaggio ai terroristi: «La vostra cultura ci fa inorridire, ma non ci intimidisce. Ci sgomenta perché indegna dell’uomo, ma ci fortifica nell’opporci ad essa con ogni nostra forza sul piano culturale, spirituale, umano. In nome di Dio – ha concluso il patriarca – cambiate il vostro modo d’essere. Iniziate dal cuore. Abbiate questo coraggio».