L’idea francese: sforare i vincoli Ue per investire sulla sicurezza. E l’Italia?

“Dobbiamo dare tutti gli strumenti a polizia e gendarmeria, in uomini e in investimenti. Questo non lo faremo a detrimento del bilancio di altri settori. L’Europa deve capire. E aiutarci”. “Parigi sarà costretta a non rispettare gli impegni di bilancio europeo”. Parole chiare queste pronunciate dal primo ministro francese, Manuel Valls, ai microfoni di France Inter. Parole che rispecchiano ampiamente le preoccupazioni anche dei partner europei, compresa ovviamente l’Italia, non meno esposta di altri paesi alla minaccia terroristica del fondamentalismo islamista. E’ evidente, infatti, che per combattere questa guerra asimmetrica  si richiedono mezzi, strutture, sistemi di intellingence, attrezzature ed equipaggiamenti idonei. Il ché implica investimenti, risorse aggiuntive. Nella situazione di difficoltà economica in cui si trova l’Eurozona, con i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles e con i rigorosi piani di rientro dal debito pubblico stabiliti a suo tempo per far fronte alla crisi, l’argomento entra nel novero delle urgenze da affrontare. Il tema della sicurezza, dopo gli attentati di Parigi, è ormai diventato il tema principale. Lo è, come dicevamo, anche e soprattutto per l’Italia. Mentre Hollande annuncia che in Francia verranno assunti 5 mila poliziotti e chiede all’Europa di farsi carico della spesa, da noi  il Coisp denuncia un taglio nel comparto sicurezza previsto dalla legge di stabilità  per i prossimi tre anni di quasi 250 milioni l’anno a cui bisogna aggiungere 6 anni di blocco di contratti. Per non parlare del buco di 45 mila agenti nell’organico della pubblica sicurezza, secondo i dati forniti dal Sindacato autonomo di polizia (Sap). Disarmante la situazione dell’intelligence. L’ex responsabile dei nostri 007, Alfredo Mantici, ha rivelato che dei 1200 uomini disponibili soltanto il 20 per cento è operativo, e l’80 per cento del budget viene utilizzato per pagare stipendi e indennità. Insomma, c’è poco da tergiversare. Le risorse finanziarie e di personale sono assolutamente insufficienti.  Svincolare gli investimenti nel settore sicurezza dal patto di stabilità, nella emergenza in cui ci troviamo, sarebbe assolutamente sensato.