«Liberate i giovani di CasaPound»: la rabbia della gente contro gli arresti

È gara di solidarietà, sul web e non solo, a sostegno dei ragazzi di CasaPound Italia arrestati perché “colpevoli” di essersi schierati al fianco dei cittadini di Casale San Nicola, periferia Nord di Roma, durante le proteste dell’estate scorsa per l’apertura in zona di un centro di accoglienza per immigrati. Sui social è partita una raccolta fondi per contribuire alle spese processuali e gli stessi cittadini di Casale San Nicola si sono mobilitati per chiarire cosa avvenne in quei concitati giorni di luglio. Intanto, i legali dei ragazzi hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame e si attende la decisione del giudice.

Il comunicato dei cittadini di Casale San Nicola

«Esprimiamo la nostra vicinanza a tutti i ragazzi che con noi hanno camminato dove le istituzioni si sono dimostrate disertrici, sostenendo una causa che avrebbe dovuto essere bandiera di uno Stato giusto e imparziale», si legge nel comunicato dei cittadini di Casale San Nicola. Nella loro dichiarazione, inoltre, i cittadini della zona ripercorrono anche cosa avvenne il 17 luglio, data degli scontri con la polizia, nei giorni a ridosso e nei tre mesi precedenti, durante i quali i ragazzi di CasaPound parteciparono al presidio permanente realizzato dai residenti. Colpisce, in particolare, quella che viene definita una «vergognosa gestione della pubblica sicurezza, posta in essere con azioni violente e ingiustificate da parte di alcuni funzionari e agenti della Polizia».

CasaPound: «I residenti smontano la tesi del pm»

Le parole dei cittadini di Casale San Nicola non fanno che rafforzare tutti i dubbi intorno agli arresti. Le misure cautelari comminate ai ragazzi di CasaPound (sei arresti domiciliari e tre obblighi di firma), infatti, appaiono difficili da comprendere sia per l’entità sia per il tempo trascorso dai fatti, oltre che per quanto “testimoniato” dai diversi filmati che esistono di quella giornata. «Quella ribadita dai residenti è una verità palese, sotto gli occhi di chiunque la voglia vedere, testimoniata da centinaia di foto e filmati che mostrano come ogni decisione, anche quella della resistenza passiva, sia stata presa di comune accordo», ha commentato il presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone, ringraziando i cittadini di Casale San Nicola per la solidarietà e il coraggio dimostrati e sottolineando che «con le loro semplici parole, hanno smontato la tesi del pm, passivamente fatta propria dal gip, che i militanti di CasaPound fossero a Casale di loro iniziativa e per strumentalizzare la legittima protesta dei residenti».

Il ricorso al Riesame

«D’altra parte la nostra reazione di difesa, di fronte a un’azione violenta e del tutto ingiustificata messa in atto nei confronti di cittadini inermi, per la maggior parte donne e anziani, da parte di chi gestiva l’ordine pubblico, non può essere scambiata per un gesto criminale in uno Stato degno di questo nome», ha proseguito Iannone, dicendosi certo che anche il Riesame «non avrà difficoltà a riconoscerlo».