L’esperto israeliano: «L’Isis ha più successo in Europa che in Palestina»

«Sono appena arrivato da Parigi e da Bruxelles, passando per Roma. Ho viaggiato per un’Europa in grande affanno e appena arrivato qui, ecco altri morti…». Lo dice al Corriere della Sera Nahum Barnea, uno dei più autorevoli giornalisti d’Israele. «La sfida all’Isis è molto grande -afferma – Dovete affrontare questioni enormi: controllare le frontiere, migliorare la sicurezza interna, rivedere i controlli su migrazioni e minoranze. Una cosa complicata». Per Barnea, che ha perso un figlio in un attacco terroristico di Hamas, «l’Isis ha più successo in Belgio che in Palestina…Chi sparava a Parigi se ne frega della Palestina. Questi ragazzi non sanno niente di religione, come non sanno niente di Palestina. Vogliono una vita radicale, una qualunque, credere nella distruzione». Sul fatto che Netanyahu paragona il terrore di Parigi e quello in Israele, Barnea osserva: «Troppo conveniente dirlo, perché sia anche vero. C’è qualche legame fra situazioni così drammatiche. E io non voglio giustificare chi spara sui civili a Parigi o a Gush Etzion. Ma le radici di quel che vediamo qui – spiega – affondano nel conflitto israelo-palestinese, non a Saint Denis. Netanyahu non può sottrarsi alla responsabilità di proteggere il popolo e il Paese, esportandola all’estero. Quel che ora affrontiamo in Israele è anche il prodotto d’uno sviluppo politico. Non è solo Isis». «L’Isis – aggiunge – è uno strato dell’emergenza. Ma solo uno».

In Israele è lotta all’Isis su tutti i fronti

Mercoledì scorso lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, ha annunciato di aver neutralizzato nella località araba di Jaljulya (a nord-est di Tel Aviv) una cellula di sei attivisti filo-Isis. L’inchiesta è iniziata il mese scorso quando uno di essi – sorprendendo le vedette israeliane – è riuscito a spiccare il volo con un parapendio dal Golan verso il territorio siriano, dove ha subito preso contatto una formazione ribelle islamica. Un suo compagno doveva raggiungere la Siria nello stesso modo, ma e’ stato bloccato da un guasto tecnico. Altri due progettavano di entrare in Siria attraverso la Turchia, ma non sono riusciti nel loro intento. I cinque membri della cellula rimasti così’ in Israele sono stati incriminati.