La Le Pen fa tremare la sinistra. Che fa dietrofront: niente voto agli immigrati

Che cosa non si fa, a sinistra, per raccattare consensi. Prendete uno come Manuel Valls, premier francese messo lì da Francois Hollande. Il partito socialista d’Oltralpe è in crisi di idee e di elettori. Si arrovella alla disperata ricerca di qualcosa che lo rimetta in carreggiata nel circuito mediatico del consenso, che lo faccia risalire dopo aver imboccato una china devastante. I sondaggi continuano a registrare la travolgente ascesa del Front National di Marine Le Pen. Lo stesso ritorno in campo di Sarkozy sta scombussolando i piani della gauche, relegandola in posizioni minoritarie. In questo panorama, con le elezioni regionali alle porte, e con il problema immigrazione che, in Francia come nel resto dell’Europa, sta mettendo a dura prova i governi dell’Unione, che cosa fa Manuel Valls? Semplice. Cambia registro. Fa dietrofront. E mette al bando una delle grandi promesse della campagna presidenziale che nel 2002 portò Francois Hollande all’Eliseo. A sorpresa, durante un intervento a Sciences Po – una delle più prestigiose università di Francia – il premier Manuel Valls seppellisce definitivamente l’idea di concedere il diritto di voto agli stranieri (non europei) nelle elezioni locali. Per lui, questa riforma che nel 2012 fece vibrare i cuori della gauche, non solo “non si può fare” a causa dell’assenza di una “maggioranza qualificata” in Parlamento. Ma “non è più una priorità”. Valls si dice infatti convinto che oggi, il “vero tema” sono “le naturalizzazioni” (lui stesso, nato nel 1962 a Barcellona, ottenne la cittadinanza francese a 20 anni). “Non bisogna correre dietro ai feticci”, ha avvertito Valls davanti alla folta platea di studenti, a poche settimane dal voto regionale di dicembre – l’ultimo prima della corsa all’Eliseo del 2017 – e che secondo gli osservatori rischia di rivelarsi una nuova debacle dei socialisti davanti alle forze della destra e dell’estrema destra di Marine Le Pen.