«La comunità vince ogni droga»: FdI chiede vie per Muccioli in ogni città

Una azione coordinata contro le dipendenze, droga in testa. A lanciarla è Fratelli d’Italia, in occasione del ventennale della morte di Vincenzo Muccioli. «Proseguirne l’impegno è un modo per contribuire a tenere viva la memoria di Muccioli, un uomo che in vita è stato spesso osteggiato per motivi ideologici», ha spiegato la presidente di FdI, Giorgia Meloni.

FdI contro la politica della «riduzione del danno»

La campagna di Fratelli d’Italia contro la tossicodipendenze e le dipendenze in generale si articola su tre livelli: negli enti locali, con la richiesta di intitolare luoghi delle città a Muccioli; in parlamento, con la volontà di aggregare – magari in un intergruppo – i parlamentari che non hanno firmato per la legalizzazione delle droghe leggere; con una azione sulla presidenza del Consiglio, perché venga istituito un dipartimento contro tutte le dipendenze patologiche. «I principi di Muccioli continuano a ispirarci, a partire dall’idea per cui la politica della riduzione del danno è un modo per la società di girarsi dall’altra parte: va bene per la società che vuole dimenticare il problema, ma non per chi è vittima di una dipendenza», ha chiarito ancora Meloni, sottolineando che comunque «alla fine i costi sociali delle dipendenze ricadono sempre sulle spalle dello Stato».

Tre azioni coordinate per dire no alle dipendenze

Il primo passo di questa azione combinata sarà la presentazione nei consigli comunali della mozione per intitolare un luogo delle città a Muccioli. «La comunità vince ogni droga», è il titolo dell’iniziativa, illustrata dal responsabile Enti locali di FdI, Carlo Fidanza. «Muccioli ha cambiato l’approccio alla  tossicodipendenza in Italia», ha sottolineato Fidanza, ricordando che «serve un cambio culturale e intervenire sulla toponomastica contribuisce a sostenerlo». È stato invece il responsabile delle politiche sociali del partito, Massimo Canu, una lunga esperienza nelle agenzie istituzionali romana e nazionale di lotta alla droga, ad annunciare l’impegno di FdI per fare in modo che la presidenza del Consiglio istituisca un dipartimento contro tutte le dipendenze patologiche: droga, gioco d’azzardo, sessualità compulsiva e dipendenze da cibo. Un passaggio per dare un segnale chiaro in un momento in cui lo Stato, dopo essersi fatto «biscazziere», vorrebbe farsi anche «spacciatore». Sul banco degli imputati quella proposta di legge firmata da quasi 300 parlamentari che non prevede semplicemente la legalizzazione delle droghe legge, ma di fatto apre alla possibilità di produrre e “spacciare” in proprio consentendo anche di creare apposite associazioni. «In America Latina li chiamano “cartelli”, noi le chiamiamo associazioni», ha ironizzato la Meloni, lanciando la terza proposta: la costituzione di un fronte parlamentare che faccia squadra per bloccare la proposta di legalizzazione. «È vero che è stata firmata da quasi 300 parlamentari, ma – ha ricordato Meloni – questo significa che ce ne sono almeno 600 che non hanno firmato e con i quali ora cercheremo di organizzare un fronte comune».

Contro la droga, rimettere al centro la persona

E, durante la conferenza stampa di presentazione delle iniziative contro le dipendenze, FdI ha avuto al proprio fianco anche un “testimonial” speciale: Paolo De Laura, oggi presidente dell’Associazione nazionale genitori lotta alla droga (Anglad Roma) e in passato “ragazzo di San Patrigano”. «Sono stato tossicodipendente per vent’anni, vent’anni di progressiva esclusione sociale, di progressivo rifiuto della vita», ha detto De Laura, spiegando che «mi fa rabbrividire l’idea che ancora oggi, dopo quarant’anni, si continui a parlare della droga come di momento ludico o di trasgressione». «La droga porta all’azzeramento del diagramma dell’intelletto, all’esponenziale blocco della capacità di dare e ricevere amore», ha proseguito De Laura, ricordando che invece l’amore era il tratto distintivo «di Vincenzo». «È stato De Laura, un vero anticonformista – ha quindi ricordato Meloni – che ormai molti anni fa mi ha insegnato a passare da una posizione ideologica al piano umano, a rimettere al centro della riflessione la persona, l’unico modo – ha concluso la presidente di FdI – per affrontare in modo sensato il problema della droga».