L’11 settembre della Francia. La stampa estera e la mattanza dell’Isis

Il mondo è sotto choc. La la stampa francese e internazionale racconta con orrore la dinamica e le conseguenze mondiali della mattanza dell’Isis che ha messo in ginocchio Parigi e il cuore dell’Europa (con un bilancio che oscilla, per difetto, tra  i 120 e 158 morti. La più grande sconfitta, titola il suo editoriale il direttore di Libération, Laurent Joffrin. «La barbarie terroristica ha raggiunto l’apice storico. Un massacro coordinato nel cuore di Parigi e allo Stade de France, condotto con una fredda determinazione, con lo scopo di massimizzare le vittime. I luoghi volutamente colpiti sono dedicati al tempo libero e al divertimento. Così vuol dire che i francesi sono minacciati nella loro vita semplice e quotidiana».

La stampa estera e il terrore

Le Figaro, con un articolo di Cristophe Cornevin e Jean-Marc Leclerc, evidenzia che l’intelligence temeva un’azione del genere. «Gli esperti antiterrorismo si attendevano un attacco importante in Francia. Le unità di intervento si stavano preparando da tempo per questo tipo di attacchi con obiettivi multipli». I due giornalisti hanno raccolto l’analisi di Yves Trotignon, esperto di antiterrorismo. Le Monde si concentra sull’angoscia e il terrore per il dopo, l’orrore per i dispersi e i feriti gravissimi che rischiano di far schizzare alle stelle il macabro bilancio delle vittime.

Il New York Times si è affidato al racconto personale di Pamela Druckerman, testimone della tragedia. «Imparo la parola francese per il coprifuoco: couvre-feu. Ascolto la notizia che stanno riportando, molte persone sono morte dentro il Bataclan. I numeri sono insondabili. I miei figli sono addormentati. La loro baby sitter non c’è. Tutto quello che continuo a pensare è: che cosa dirò loro quando si svegliano?».

Il britannico The Guardian si sofferma sulla risposta da dare. «Sarà fondamentale per i funzionari francesi per inviare i segnali che possano impedire il tipo di appartenenza sociale con la disgregazione nazionale, che chi ha orchestrato questo ultimo assalto ha senza dubbio cercato di provocare. Per la scena europeo, e più in generale per l’Occidente, quanto è successo a Parigi non può che essere uno spartiacque e molti vedranno come un rozzo, violento, ricordo traumatico del fatto che tutti noi continuiamo a vivere nell’era post-11 settembre».

Il quotidiano spagnolo El Pais analizza il problema degli immigrati di seconda generazione, che alimenta la minaccia terroristica. Il titolo “Fabbrica di terroristi” lancia un grido preoccupato sull’integrazione. «Spagna e Italia hanno importanti popolazioni musulmane, ma ancora in gran parte sono composte da immigrati di prima generazione e hanno registrato livelli molto più bassi di infiltrazioni del movimento jihadista. Tutto questo dimostra che i governi dell’Europa occidentale hanno un problema serio con la seconda generazione di musulmani nelle nostre società plurali e pluralistiche».