Isis, c’è una domanda senza risposta: chi compra il petrolio dei tagliagole?

Perciò, prima ci sono le stragi. E poi le domande. Ragionare sull’onda emotiva è complicato, se non impossibile. Quindi, si tende a semplificare. Inevitabilmente. Più facile e più comodo. Parigi sanguina. Le telecamere sono accese. E le immagini scorrono. Sempre quelle. Cervelli all’ammasso in un ammasso di cervelli. La Marsigliese cantata a squarciagola. Una lampadina che esplode in un bistrot provoca il fuggi fuggi tra tanti sinceri neo-patrioti. E qundi, le domande: Chi sono? Dove sono? Quanti sono? E la paura. Che è il più umano dei sentimenti. E ancora, la domanda: Perché è così forte l’Isis? Domanda delle domande. Domanda da un milione di dollari si sarebbe detto un tempo. Solo che un milione è poco. Altro che milione di dollari. Rispondere compiutamente a questa domanda presuppone una certezza. Sapere, cioè, chi lo compra il petrolio che i tagliagole di al-Baghdadi estraggono dai pozzi sottratti a Iraq e Siria. Petrolio che è oro. Nero come le loro insegne, ma oro. E che viene venduto ad un quinto e anche ad un decimo del prezzo corrente di mercato. Ecco, sarebbe giusto sapere chi glielo compra il petrolio a quei tagliagole che stanno dietro agli attentati di Parigi, a quelli che ci sono stati prima e a tutti gli altri che, purtroppo, ci saranno. Abbiamo tecnologie che esplorano lo spazio e satelliti che spiano tutto e tutti. Abbiamo aerei e droni che fotografano e che colpiscono chirurgicamente. Perfino Google map, abbiamo. Ma non c’è nessuno che ci dica chi cavolo se lo compra il petrolio dell’Isis. Chi paga al-Baghdadi e i sui sgherri con dollari sonanti per i barili di oro nero che poi servono ad acquistare coltelli, armi, bombe e cinture esplosive e biglietti aerei per poveri idioti indottrinati in fretta e furia e spediti al macello. Un anno e mezzo fa un ex ladro di pecore, musulmano sunnita, si autoproclamò Califfo e si impossessò con i suoi seguaci di un terreno arido di tutto, ma ricco di petrolio. E da un anno e mezzo tutto il mondo (a cominciare dall’Occidente) dice di fargli la guerra. Ma quel che vediamo è che i tagliagole stanno sempre lì. E quel che sappiamo è che a combatterli ci sono alcune milizie Sciite iraniane (musulmani, ma nemici giurati dei sunniti), i Peshmerga curdi (che devono però guardarsi anche dai turchi) e i lealisti del dittatore di Damasco Bashar al-Assad. Combattenti ai quali ha dato sostegno Vladimir Putin: unico leader mondiale a capire ed agire. Il dolore immenso dei familiari delle vittime di questo venerdì 13 novembre 2015 sarà impossibile da lenire. Ma la domanda è lì. Inevasa: chi compra il petrolio dei tagliagole dell’Isis?