Investì e uccise una colf filippina: solo 6 anni di carcere per il rom, è polemica

Condannato a soli 6 anni di carcere il nomade minorenne che nel maggio scorso alla guida di un’auto ha investito e ucciso a Roma Corazon Abordo Perez, colf filippina di 45 anni. Il corpo della donna fu trascinato a lungo sull’asfalto di via Monti di Pietralata, in una zona periferica. Il pubblico ministero aveva chiesto 16 anni. Il marito della donna, Rey Rojas Magsino, dopo la sentenza del Tribunale dei minori, che considera troppo lieve, annuncia: «Basta, vado in Canada o in Inghilterra. Non resto in Italia».

La rabbia della famiglia della colf filippina

Il legale della famiglia della vittima, l’avvocato Valentina Chianello, sottolinea: «Non è una sentenza che rende giustizia e che rispetta il codice penale. Se il ragazzo era realmente alla guida, la sentenza sarebbe dovuta essere di omicidio volontario e lesioni volontarie. E’ un pericoloso precedente». La famiglia valuterà se ricorrere in appello. Il procedimento a carico del giovane che era sull’auto con il minorenne rom è ancora in fase di indagine, all’attenzione del pm Maria Teresa Golfieri. La sentenza del giudice minorile verrà depositata solo nei prossimi giorni. Il dato certo è che l’episodio avvenuto nel pomeriggio del 27 maggio è stato valutato come colposo. Rojas Magsino, vedovo della donna investita, lavora come operaio in una ditta di pulizie e ha due figlie, di 15 e 14 anni. «L’unica cosa è che non si capisce come si possa giudicare in questo modo», ha detto. Ai funerali di Corazon Abordo Perez il sindaco di Roma, Ignazio Marino, fu contestato.

Una sentenza che lascia l’amaro in bocca

«La condanna a soli sei anni per il rom che lo scorso 27 maggio, guidando un’auto senza patente, investì nove persone e uccise Corazon Perez. la colf filippina, è incomprensibile e lascia basiti. Che fine ha fatto la giustizia in questo Paese? E’ questo il modo in cui si garantisce la certezza della pena?». Lo dichiara la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria. «Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una decisione che manda un messaggio completamente sbagliato. Ci attendevamo una condanna esemplare, purtroppo è arrivato esattamente il contrario», conclude.