Interviste strapagate alla moglie di Bossetti. E’ la cronaca, bellezza…

Alcuni programmi televisivi e alcune riviste avrebbero pagato, e anche cifre corpose, per intervistare Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. E’ quanto emerge dalle intercettazioni agli atti del processo, riportate da L’Eco di Bergamo. Una delle prime intercettazioni in merito è del 13 dicembre 2014. Bossetti si trovava a colloquio con la moglie Marita Comi in carcere. I coniugi accennano alle loro difficoltà economiche, dovute all’arresto e alle ingenti spese legali. Dal dialogo emerge chiaramente che Marita ha accettato di farsi intervistare dietro compenso e si lamenta della tassazione elevata sul lordo: “Sai quanto mi hanno dato? Diciassette, dei 25 che erano, ottomila euro tutto di tasse… trattenute… – sottolinea -. Questa qua di Matrix (venne intervistata in esclusiva il 9 ottobre 2014, ndr) me li hanno già tirati giù e mi hanno dato diciassettemila e sei, quello di Gente me ne hanno dati venti, erano venticinque, me ne hanno dati venti e dovrò pagare io duemila e qualcosa, quando faccio la dichiarazione, capito!”. Bossetti le risponde: “Beh, è tutto guadagno”. E la moglie: “Si però dici, caspita, partiti da venticinque!”. E l’imputato le consiglia di far fare dall’avvocato una lettera di sollecito di pagamento.

Un business costruito attorno a quella tv verità che ha generato infiniti format su tutte le reti, alimentando il guardonismo morboso dei telespettatori e svolgendo in tv un processo-show in cui colpevolisti e innocentisti si affrontano a colpi di banalità. Non è sbagliato l’interrogativo che si pone sul tema Il Fatto: chi processerà i conduttori tv? Nessuno, ovvio. Ma resta l’invito ad un uso “consapevole” della cronaca nera da parte di chi accende la tv.