Inps: calano le richieste di cassa integrazione. Ma la crisi non è finita

È certamente un indicatore della (timida) ripresa in corso ma non autorizza alcuno a trarne conclusioni azzardate. Secondo l‘Inps, infatti, il calo delle richieste di cassa integrazione da parte delle aziende continua. Ad ottobre – rileva l’Istituto per la previdenza sociale – sono stati chiesti 64,5 milioni di ore di cassa con un calo del 44,6 per cento su ottobre 2014. Facendo un raffronto spalmato sui dieci mesi appena trascorsi del 2015 con lo stesso periodo dello scorso anno, il calo delle richieste di cassa integrazione è valutato al 33,66 per cento che, in termini assoluti, ammonta a 582 milioni di ore di cassa. Si tratta del dato migliore degli ultimi sei anni.

Inps: il calo riguarda sia l’industria sia l’edilizia

Scendendo nel dettaglio, l’Inps spiega che a ottobre le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono state 14,1 milioni con un decremento del 30 per cento su ottobre 2014. La flessione è stata pari al 25,3 per cento nel settore industria e al 45 per cento nel settore edilizia. Le variazioni congiunturali della cassa integrazione ordinaria calcolate sui dati destagionalizzati registrano rispetto al precedente mese di settembre 2015 una diminuzione del 16,7 per cento.

È il dato migliore degli ultimi 6 anni

Cala il numero di ore anche per quel che riguarda il ricorso alla Cigs, cioè la cassa integrazione straordinaria. A  ottobre 2015 ne sono state autorizzate di 37,8 milioni con una riduzione del 40,5 per cento rispetto ai 63,5 milioni di un anno fa. Nel mese di ottobre 2015 rispetto al mese precedente si registra una aumento congiunturale del 14,8 per cento. Per quel che invece riguarda gli interventi in deroga (Cigd), essi hanno raggiunto i 12,7 milioni di ore autorizzate, con un calo del 61,6 per cento rispetto a ottobre 2014 (33 milioni di ore). In questo caso, però, la forte variabilità nel numero delle ore autorizzate di cassa integrazione in deroga, non dipendente da fattori di carattere stagionale ma dovuta ai tempi dei finanziamenti di queste misure, rende impossibile effettuare la destagionalizzazione dei dati.