Il sopravvissuto: «Ho parlato un’ora con i terroristi, erano belve assetate di sangue»

“All’inizio ci hanno fatto la predica. Ci hanno spiegato che erano lì per le bombe sganciate in Siria e per dimostrare a noi occidentali gli effetti degli aerei laggiù». Sébastien è sopravvissuto al massacro del Bataclan (nella foto, una veduta interna, pixelata sui cadaveri, del luogo dopo l’attacco in una foto postata su Twitter da Alejo Schapire, giornalista argentino a Parigi ndr) prima nascondendosi, poi – racconta ai microfoni di Rtl – una volta trovato dai terroristi, parlando con loro per un’ora, con un kalashnikov puntato verso di lui. «Potevano uccidermi subito. Ma quando hanno cominciato a parlarmi, ho capito che forse ero destinato a vivere. Ci hanno chiesto se capivamo le loro ragioni, vi lascio immaginare il silenzio che è calato in quel momento tra gli ostaggi», prosegue Sébastien, aggiungendo che i terroristi chiedevano loro di fare da intermediari con la polizia dalla finestra. Ci chiedevano di urlare agli agenti di non avvicinarsi, altrimenti si facevano esplodere». E’ l’unica richiesta che gli assalitori hanno avanzato: «Abbiamo pensato che forse volevano salvarsi la vita, ma ci sembrava improbabile dopo la carneficina che avevano fatto in sala. E poi volevano dei giornalisti». «In ogni momento una parola sbagliata può provocare la tua morte”, ricorda ancora Sébastien che oggi si ritiene “nato una seconda volta».