Guerra all’Isis e ai suoi finanziatori: ecco le nuove mosse di Putin

Dopo la denuncia dal pulpito del G20 in Turchia, Putin passa all’azione: il numero uno del Cremlino, in prima linea nella guerra all’Isis, ha firmato un decreto per la creazione di un Comitato russo per la lotta al finanziamento del terrorismo. Lo riporta in queste ore la Tass, precisando che il nuovo Comitato – alla cui attività parteciperanno diversi enti statali e ministeri – avrà il compito di bloccare i mezzi finanziari o i beni di organizzazioni o persone sospettate di terrorismo.

Putin, lotta senza frontiere contro l’Isis

Non solo. Mentre sul fronte militare proseguono i raid russi contro i miliziani del terrore jihadista e i loro centri nevralgici; e mentre al tavolo della diplomazia l’illusione del riavvicinamento tra Putin e Obama svanisce ulteriormente a fronte delle divergenze tra il presidente Usa e quello russo in merito al ruolo e al destino di Assad, Mosca annuncia una seduta congiunta Duma-Senato sul terrorismo, prevista per venerdì. Tra meno di 48 ore, dunque, in base a quanto aggiunto dal presidente della Duma, Serghiei Narishkin, la Camera bassa ed elettiva del Parlamento e il Consiglio della Federazione – i due rami del Parlamento russo – si riuniranno intorno al tema della guerra al terrorismo islamico, in seduta congiunta anche con i presidenti dei parlamenti regionali, dei rappresentanti delle confessioni religiose e di alcune organizzazioni giovanili. Contestualmente, il Consiglio della Federazione, il ramo alto del parlamento russo, lancia un appello ai parlamenti di tutto il mondo per «creare una larga coalizione di Stati che ripudiano l’estremismo violento, e sono pronti a dare il loro contributo nella vittoria contro il male comune». Un appello seguito dalla “denuncia diplomatica” mossa dai senatori russi, secondo i quali le sanzioni applicate a Mosca da Ue e Usa per  la sua posizione nella crisi ucraina, «riducono le possibilità della comunità internazionale nella lotta al terrorismo».

Due centri di comando Isis colpiti nel terzo raid francese

Intanto, mentre il lavoro politico delle diplomazie internazionali va avanti, i raid francesi e russi mirati contro obiettivi sensibili del Califfato si susseguono senza sosta. E allora, dal ministero della Difesa francese arriva la notizia di «due centri di comando di Daesh» colpiti con il terzo raid aereo francese condotto in due giorni contro Raqqa, la roccaforte dell’Isis in Siria. Nel confermare che l’incursione è stata condotta da dieci aerei, la nota del dicastero d’oltralpe precisa che in azione sono entrati caccia di tipo Rafale e Mirage 2000, decollati da Emirati arabi uniti e Giordania. Le tre ondate di attacchi «hanno permesso di distruggere sei obiettivi importanti controllati da Daesh», conclude il comunicato usando l’acronimo arabo con cui viene indicato lo «Stato Islamico in Iraq e Levante».

Scoperta una fabbrica di cinture esplosive in Libano

E dal fronte bellico ai kamikaze islamisti disseminati anche in Europa, le notizie dell’ultim’ora riportano la scoperta della polizia nel nord del Libano di una fabbrica di cinture esplosive da usare in attentati suicidi. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito delle indagini seguite al duplice attacco kamikaze che la settimana scorsa ha ucciso nella periferia meridionale 45 persone e ne ha ferite altre 200. Lo riferiscono i media libanesi, citando fonti della sicurezza locale. L’attentato di giovedì scorso, rivendicato dall’Isis, ha colpito la roccaforte di Hezbollah, il movimento sciita filo-iraniano che dal 2012 è attivo in Siria.