Gli 80 anni di Alain Delon, un uomo che non ha mai rinnegato le sue idee

È stato un giovane ribelle, eppure oggi più che mai, Alain Delon, alla soglia dei suoi 80 anni, si conferma convinto in maniera granitica di scelte e idee fin qui praticate e rivendicate, anche a costo di sollevazioni popolari. E adesso, a pochi giorni dal suo ottantesimo compleanno (è nato l’8 novembre 1935 a Sceaux nell’Alta Senna) si ritrova ad affrontare la sfida più difficile del suo lungo autunno da “patriarca solitario”: sopravvivere al suo mito di duro e puro, nella vita e nel cinema, senza farsi schiacciare.

Gli 80 anni di Alain Delon

Connotati angelici e sguardo glaciale, uniti a modi decisi e oggi anche a tratti burberi, hanno contribuito alla nascita del mito cinematografico di Delon che, negli anni, si è nutrito dei successi riscossi con i ruoli da duro, seducente quanto impavido; del protagonista dal destino tragicamente segnato, antieroe per vocazione sia che sul grande schermo militasse tra i malavitosi marsigliesi, sia che il copione lo volesse nei ranghi della polizia parigina. Eppure oggi, dopo i ritratti intramontabili resi in Borsalino, Il clan dei marsigliesi, Il Gattopardo, (solo per citare qualche titolo del suo lungo e blasonatissimo palma res di successi cinefili e di riscontri popolari), si ritrova, ancora una volta, a dover sconfiggere l’ombra della depressione; l’incubo dell’angoscia del tempo che passa, e il fantasma scomodo dei francesi che continuano a non accettare le sue idee conservatrici, da lui sempre rivendicate a dispetto di tutto e di tutti, anche in epoche non sospette, quando magari poteva essere davvero scomodo dichiararsi “a destra”. Idee, le sue, sulla vita e sul mondo, ribadite una volta di più – e non semplicemente a maggior ragione – all’indomani dei recenti successi elettorali ottenuti dal Front National di Marine Le Pen. 

Delon e l’endorsment al Front National

Basterebbe, allora, ricordare come, solo recentemente, intervistato dal quotidiano svizzero Le Matin, Delon abbia esultato perchè, a suo dire, «il Front National non è più solo» e perchè «la gente non ne può più che gli si parli come fanno oggi. Vogliono l’azione, vogliono un’altra cosa». E soprattutto, non vogliono accettare l’endorsment di Delon al Fn. Di più: non perdonano all’attore di aver sotenuto e ripetuto a più riprese come «l’ascesa sia del Mcg (Movimento dei cittadini di Ginevra) in Svizzera, sia del Front National in Francia, sia del tutto edificante. Le persone hanno conosciuto una Francia diversa sotto De Gaulle o sotto lo stesso Mitterrand. Ecco perché Mcg e Front National hanno un posto così importante, e questo io l’approvo, lo sostengo e lo comprendo perfettamente». Insomma, i francesi proprio non perdonano al loro attore simobolo il suo essere firamente conservatore. Non digeriscono le reiterate dichiarazioni di stima da lui rivolte a Marine Le Pen. Quel suo dimostrarsi politicamente scorretto tanto da arrivare a dire apertamente: «Approvo e sostengo l’ascesa alle Europee del Front National di Marine Le Pen». Il coraggio delle proprie idee, insomma, non è apprezzabile solo quando viene da destra? Sembrerebbe proprio così: e a conferma, dopo l’assist al FN costato l’ostracismo del pubblico francese a Delon, è arrivato negli ultimi mesi anche lo sdegno rilanciato dai paladini delle nozze gay, resi furiosi dall’attore che, con la solita proverbiale franchezza, a riguardo è arrivato a dichiarare senza filtri diplomatici o veli di ipocrisia ideologica, di trovare «innaturale l’omosessualità». Evidentemente, allora, porsi al di fuori degli schemi dell’autorità “morale” della sinistra non paga: e la “gauche” d’oltralpe è tornata a dichiarare guerra al mitico istrione, aggiungendo il suo nome alla lista nera dei “nemici” da sconfiggere. Una lista di cui, guarda caso, fa parte anche la mitica BB.

La vita, la carriera, la vecchiaia

Per quanto concerne invece argomenti più propriamente spettacolari e tempi recentissimi, per amor di cronaca non possiamo non ricordare che l’attore divide spesso la scena teatrale con la giovane figlia Anouchka; che si è riconciliato con il primogenito Anthony, che ha regalato agli amici la maggior parte degli oggetti che scandirono i suoi trionfi e venduto la maggior parte delle sue proprietà. Che vive in solitudine tra la Svizzera (di cui è cittadino dalla metà degli anni ’90) e la Francia profonda, nella vasta proprietà dove ha sepolto i suoi cani (ben 45) e ha preparato la cappella funebre per sé e per le donne e i figli che vorranno ritrovarlo, un’ultima volta. Insomma, non possiamo non sottolineare, sempre per amore di cronaca, come sia un crepuscolo tormentato quello che sta vivendo da qualche tempo a questa parte uno dei volti simbolo della Francia; uno degli indiscussi protagonisti della scena cinematografica internazionale, figlio del piccolo proprietario di un cinema di provincia e di una farmacista, abbandonato dai genitori divorziati ad appena quattro anni. Dato da piccolo in affidamento, cresciuto da giovane ribelle, costantemente punito a scuola, insofferente della disciplina ma capace di canalizzare energie e talento nella passione per il cinema. Un uomo, un attore, un mito, che a breve compiranno 80 anni.