Foto choc in una scuola romana: bimbo disabile parcheggiato in uno stanzino

Uno stanzino fatiscente, con un paio di materassi appoggiati sul muro e una stufetta elettrica per quando arriverà il freddo. È questa l’aula di sostegno messa a disposizione dalla scuola ad Alessio un bimbo, di otto anni, disabile sin dalla nascita costretto a vivere sulla sedia a rotelle. La denuncia è arrivata dai genitori del piccolo, entrambi assistenti di volo Alitalia, rimasti allibiti durante una visita a sorpresa alla scuola elementare Tullia Zevi di Casalpalocco, quartiere bene a due passi dal litorale di Roma. Quello che si sono trovati davanti è immortalato in un paio di crude fotografie poi postate su Facebook che in poche ore hanno avuto migliaia di condivisioni. Un’aula che hanno definito “un lager”. Al centro della stanza c’è Alessio con la sua sedia a rotelle, mentre un po’ di sole entra dalla finestra rialzata ad illuminare la scrivania utilizzata dalle maestre di sostegno del bambino. Allo sconcerto per aver trovato il bambino in quello stato di abbandono se ne è aggiunto anche un altro. Cristina Poggesi, la mamma del piccolo, come riporta il Corriere della Sera, si è sentita dire dalle maestre: «Non siamo pronti ad accogliere bambini come il suo». Una storia choc e inammissibile che ha spinto il ministero dell’Istruzione ha inviare subito gli ispettori a scuola.

La storia del bimbo disabile

La mamma di Alessio racconta che il piccolo ha cominciato la prima elementare solo tre settimane fa, perché quando è iniziata la scuola non era ancora arrivata la maestra di sostegno. «Abbiamo fatto sei incontri – si legge ancora sul Corriere – con la preside perché sapesse tutto quello che serve a mio figlio, ma il 15 abbiamo scoperto che nessuno sapeva del suo arrivo». Poi, la maestra di sostegno dopo un mese è arrivata: «Ma mi hanno detto che non sono in grado di seguirlo». Alessio non sempre può stare in classe e così, si legge ancora sul quotidiano milanese prima è stato «parcheggiato» in corridoio, poi ha avuto la stanzetta. Ma la dirigente scolastica Eugenia Rigano smentisce tutta la vicenda: «I fatti non si sono svolti come riportato», ed esprime «piena vicinanza e solidarietà come essere umano e come genitore». La mamma di Alessio ricorda poi la triste storia del suo bambino: è nato il 15 agosto del 2007, ma al Fatebenefratelli qualcosa non ha funzionato. «Ci hanno salvato la vita al Sant’Eugenio». Ma per il bambino la diagnosi era terribile: paralisi cerebrale. «Portiamo Alessio – ricorda la mamma – alla ricerca di una speranza migliore e siamo andati negli Stati Uniti». Ma, poi, sono tornati in Italia, «nonostante tutti ce lo sconsigliassero: questo non è un paese per disabili, all’estero sono i primi della fila, qui sono dimenticati e maltrattati». Una storia terribile che fa riflettere.