“Fluctuat nec mergitur”: la Parigi ferita riscopre la forza della radice latina

È fuori posto parlare di rivincita quando ad averla innescata e favorita è il sangue innocente di tante vittime di quel delirio islamista a lungo sottovalutato e in qualche caso persino coccolato dall’establishment culturale europeo. Ma la circostanza che i parigini, compresi quelli più giovani, abbiano issato il motto della loro città  – Fluctuat nec mergitur (naviga tra i flutti ma non affonda) – a vessillo della loro volontà di non piegarsi alla follia terroristica, è la conferma che l’onda lunga dell’antica saggezza, mirabilmente condensata in una lingua precisa ed essenziale come il latino, risulta tutt’altro che esaurita. È stato semmai un errore allontanarsene in nome di una malintesa rincorsa alla modernità, quasi che il progresso fosse incompatibile con la tradizione e con le radici. E forse sarebbe ora di ammettere che favorire l’inarrestabile declino del latino, sbrigativamente bollato e degradato a lingua morta, si è rivelata un’autentica bestialità cui non ha saputo sottrarsi neppure la Chiesa, che lo ha sostituito con le lingue nazionali. I Padri del Concilio vaticano II temevano che le formule liturgiche mandate a memoria in una lingua sconosciuta e misteriosa inducesse i fedeli a credere senza capire. Non avevano calcolato che tra battimano, canzonette e chitarre oggi il rischio è che capiscano senza credere. E se tanto ci dà tanto, stupisce davvero ben poco – per quanto faccia soffrire – la scellerata decisione di Ignazio Marino, di cancellare dal simbolo della città  l’immenso S.P.Q.R. per sostituirlo con un insulso e finocchiesco “I love Rome“. Basta questo a dire quanto sia stata devastante la sua pur breve sindacatura. La Parigi annichilita dalla furia jhaiidista ha fatto invece la scelta opposta scommettendo proprio sulla magia del latino, sulla sua capacità  di racchiudere tutto in tre parole (altro che twitter!), e innalzandolo a confine invalicabile di un dramma collettivo che impegna ogni cittadino, ogni francese, ogni europeo a non indietreggiare di fronte alla minaccia islamista. Ma Fluctuat nec mergitur è anche il ponte che ricollega il sangue di Parigi alla cultura classica. Là c’è tutto, persino le chiavi per decifrare i drammi del presente. Gli antichi lo sapevano. Apposta avvertirono che nihil sub sole novi (nella sua essenza profonda, tutto si ripete). Ma avevano appreso da Eraclito il principio del panta rei, tutto scorre, in obbedienza al quale “nessuno può tuffarsi due volte nelle stesse acque di un fiume”. E quindi capirono che i raffronti tra passato e presente non possono reggere senza l’aiuto del lapidario mutatis mutandis, cioè al netto delle differenze del mutato contesto storico. Non lingua morta, dunque, ma cultura viva, capace ancora di irradiare forza e speranza. E la reazione di Parigi sta lì a dimostrarlo.