Flop in piazza dell’Islam moderato: c’erano più giornalisti che manifestanti

Flop delle manifestazioni degli islamici contro gli attacchi terroristici di Parigi. Tra Milano e Roma hanno partecipato non più di 1.500 persone: pochi musulmani, tanti italiani e tantissimi politici di sinistra che hanno approfittato per fare una passerella: è la solita messinscena pacifista, scrive “il Giornale”. Solo 500 manifestanti a piazza Santi Apostoli per «Not in my name». Sul palco il Pd Chaouki, in strada anche Casini, Camusso e Fassina Patricia. Un gruppetto di musulmani arriva in corteo cantando «No all’Isis, no al terrorismo, noi ci siamo». Qualcuno grida: «Non abbiate paura di noi», su un cartello si legge che «l’Isis è un cancro del corpo islamico». Una donna egiziana non capisce che vuole dire quel not in my name che ripetono quelli che salgono sul palco e una giornalista le spiega che è lo slogan della manifestazione organizzata dalle comunità islamiche in piazza Santi Apostoli, a Roma, per dire no al terrorismo e per dissociarsi dai tragici fatti di Parigi.

Piazze dell’Islam moderato semivuote e metà dei manifestanti sono italiani.

Si comincia con un minuto di silenzio in onore delle vittime delle stragi. La pioggia battente non aiuta la causa. Gente ce n’è, ma non è certo un assalto quello dei musulmani che vogliono prendere le distanze dal terrorismo. Ci saranno circa cinquecento persone, e per lo più sono giornalisti. Molti gli italiani, come il giovane che vuole essere fotografato con un gruppo di islamiche mentre mostra il cartello «Viva l’Europa, abbasso l’Isis» o i rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio. C’è persino il regista Paolo Virzì.

Slogan contro l’Isis, ma anche contro Usa e Israele: è l’Islam moderato

Intorno al palco, piazzato strategicamente non proprio in fondo alla piazza per aiutare il colpo d’occhio, si aggirano i politici, mentre si susseguono gli interventi dei vari rappresentanti della comunità islamica, dell’Imam Pallavicini, vicepresidente della comunità religiosa islamica italiana, del segretario del centro islamico della grande moschea della capitale, Abdellah Redouane. L’unico intervento «ufficiale» è quello del deputato del Pd Khalid Chaouki. Lui è musulmano e da ieri è sotto scorta, ma non si tira indietro: «Le minacce non mi fermeranno, dobbiamo essere insieme, uniti, contro il terrorismo, per difendere la nostra convivenza». Gli altri politici sul palco non salgono.