Facebook apre all’uso di pseudonimi. Trans e gay: «Abbiamo vinto noi»

Facebook apre all’uso di pseudonimi e soprannomi. Per le organizzazioni Lgbt, transgender e dei Nativi Americani è una loro vittoria. Trans e gay, infatti, a volte usano nomi di fantasia e in questi mesi hanno duramente criticato, definendolo discriminatorio, l’obbligo imposto dal social network di usare il loro nome scritto sui documenti.

La scelta di Facebook dovuta a troppe persone che abbandonano

La protesta era culminata con la migrazione di una fetta di utenti sulla piattaforma Ello, un anti-Facebook che invece permetteva l’uso di soprannomi. Le modifiche della policy di Facebook sui nomi sono in arrivo a dicembre. Le ha annunciate Alex Schultz, uno dei manager della società di Menlo Park, in una lettera indirizzata ad alcune organizzazioni per i diritti civili: sono il frutto del dialogo condotto in questi mesi, che ha permesso alla piattaforma di capire che la politica del nome reale «non va bene per tutti» e che bisogna piuttosto parlare di volontà di far utilizzare un nome con cui si è conosciuti. Come prima modifica, Facebook darà agli utenti la possibilità di inserire tra le informazioni personali anche una nota che spieghi per quale ragione usa un determinato nome. «Aiuterà il nostro team a capire meglio la situazione», sottolinea Schultz. In secondo luogo Facebook renderà più difficili le segnalazioni di utenti con la motivazione che utilizzano nomi falsi. In questo modo spera di scoraggiare chi abusa dello strumento delle “segnalazioni” e di tutelare chi decide di non usare un nome reale.

Schultz difende comunque la volontà di Facebook di continuare a chiedere alle persone di usare i nomi con cui «sono conosciuti da amici e parenti»: rende la piattaforma «più sicura», spiega il manager, perché così «è anche più difficile per gli utenti nascondersi dietro l’anonimato per molestie, atti di bullismo o frodi». Il caso “pseudonimi” era esploso circa un anno fa dopo le accuse di una drag queen statunitense: Michael Williams, in arte Sister Roma. Sosteneva che la regola con cui Facebook obbliga a registrarsi usando il nome scritto sui documenti, oltre ad essere discriminatoria, è pericolosa in quanto spesso dietro la scelta di un nome di fantasia c’è un bisogno di anonimato o la semplice volontà di dimenticare il passato. Sulla vicenda era anche intervenuto un Garante Privacy tedesco stabilendo che il social network non aveva alcun diritto di richiedere i documenti ai propri utenti. Dopo la polemica, la società fondata da Mark Zuckerberg si era scusata e aveva promesso modifiche alla sua policy. Nel frattempo gli utenti scontenti avevano minacciato di trasferirsi su Ello, un social network che si è rapidamente guadagnato il titolo di anti-Facebook, proprio perché permetteva l’iscrizione con un nome di fantasia. Aveva ricevuto richieste di accesso da parte degli utenti anche al ritmo di 40mila all’ora. Ma dopo la fiammata iniziale, di Ello si è persa traccia. E Facebook ha deciso di aprirsi per mettere a tacere le critiche di una comunità influente dal punto di vista mediatico, ma anche per non perdere utenti. E dunque valore.