Erdogan provoca Putin: «Non combatti l’Isis». L’ira di Mosca: «Fermati 50 turchi»

È sempre alta la tensione tra Russia e Turchia, al di là del febbrile lavoro delle diplomazie in questi giorni. L'”incidente” del jet abbattuto è tutt’altro che chiuso. Non è chiuso per Putin e non è chiuso neanche per Erdogan, che non trova di meglio, in queste ore di nervi a fior di pelle, che gettare altra benzina sul fuoco della polemica. «La Russia  – dice provocatorio  il presidente turco – non sta combattendo davvero l’Isis in Siria, sta uccidendo turcomanni e siriani a Latakia». Erdogan va giù duro anche sulla questione del petrolio del Califfato. Dopo aver negato che la Turchia acquista di contrabbando il greggio  dell’Isis,  lancia quest’altra stoccata a Mosca. «L’Isis vende il petrolio al regime di Assad. Chi cerca l’origine del potere militare e finanziario dell’Isis dovrebbe guardare prima di tutto al regime di Assad e ai Paesi che collaborano con lui».

A dispetto del piglio bellicoso di Erdogan,  il ministro per gli Affari Europei di Ankara , Volkan Bozkir, tenta questa manovra di alleggerimento. La Turchia e la Russia «non possono permettersi il lusso di relazioni ostili». Il ministro di Erdogan ha aggiunto di aspettarsi che gli attuali legami tra i due Paesi vengano mantenuti. Il fatto è che, in una crisi tra Russia e Turchia, la prima a rimetterci, almeno sul piano economico, sarebbe proprio la Turchia. I primi a saperlo, nonostante il gioco pericoloso di Erdogan, sono proprio gli uomini dell’establishment di Ankara. Ma, al momento, non si vedono spiragli.

Imprenditori turchi fermati a Krasnodar

L’ira di Mosca si mantiene forte. Indice della tensione sempre alta è il fatto che un gruppo di circa 50 imprenditori turchi sia  stato fermato dalle autorità russe a Krasnodar, nella Russia meridionale, con l’accusa di aver mentito sul motivo del loro ingresso nel Paese. Lo riferisce la Cnn Turk. Secondo quanto raccontato da uno degli imprenditori, la comitiva sarebbe stata fermata ieri per poi comparire stamani davanti a un giudice, che li avrebbe condannati a dieci giorni di detenzione e una multa di 4 mila rubli (poco meno di 60 euro). In base alle accuse i cittadini turchi hanno dichiarato di essere in Russia per turismo e non per partecipare a una fiera agricola, come avrebbero invece fatto.

Putin: «Ankara non ci ha ancora chiesto scusa»

L’ira di Mosca è naturalmente l’ira di Putin. Il presidente russo non si placa e insiste nel suo atto d’accusa ad Ankara .  Sono «assolutamente inspiegabili le pugnalate alla schiena a tradimento da coloro che ritenevamo partner e alleati nella lotta al terrorismo». E poi aggiunge con rabbia: «Finora non abbiamo sentito le scuse dal massimo livello politico turco né tantomeno le proposte di risarcire i danni e di punire i criminali per il reato commesso». Tra Mosca e Ankara non siamo ancora alla vera e propria crisi internazionale. Ma poco ci manca.