Di Battista spavaldo: “Governeremo bene Roma: così cacceremo Renzi”

Intervistato da QN, Alessandro Di Battista è sicuro di una vittoria dei cinque stelle a Roma: «Ogni gruppo territoriale si organizza in maniera autonoma perché ogni città è diversa. Eppoi la Capitale è una metropoli di 3 milioni di abitanti. Il sistema è lo stesso: candidati sconosciuti che possono diventare i favoriti di determinate elezioni comunali». Quando sceglierete il candidato sindaco di Roma? «A gennaio, al massimo».

Di Battista conferma che non si candiderà a Sindaco della Capitale

I sondaggisti: nella Capitale un nome di «peso» come il suo varrebbe fino a 10 punti. Cambia idea? «Dopo aver smentito per giorni e giorni, se mi candidassi dovrei vergognarmi per l’eternità. E comunque il fatto che fino a tre anni fa sia io sia Di Maio fossimo cittadini sconosciuti dimostra che il nostro metodo è vincente. La coerenza paga». Sì, ma così rischiate di buttare all’aria una vittoria quasi certa… «Se deroghi alle regole diventi come il Pd. I democratici hanno un buon Statuto, ma poi pur di vincere in Campania candidano un impresentabile come Vincenzo De Luca». C’è chi dice che il Pd potrebbe lasciarvi Roma per bruciarvi alle politiche. «Perché non andare al voto subito dopo la seconda retata di Mafia Capitale, allora? Avevamo enormi chance di vincere e magari oggi, durante il Giubileo, ci sarebbe stato un sindaco 5 Stelle». E invece si sono tenuti ancora per un po’ Ignazio Marino. «Hanno difeso per mesi un sindaco – che non è un delinquente, ma un incapace – pur di non andare al voto perché ci temono». Governare Roma resta comunque difficile…

«Se amministreremo bene Roma per Renzi a livello nazionale si metterà male».

«Partiremo da mobilità e Trasporti, cancelleremo gli appalti senza gara, smobiliteremo la casta dei politici e quella dei boiardi di Stato innominabili». La squadra, invece? «Il candidato sindaco sarà un iscritto M5S, gli assessori li sceglieremo facendo uno screening di curricula oppure online, vedremo». rivera al ballottaggio. «Può succedere di tutto. Alfio Marchini, ad esempio, non si capisce se correrà a destra o a sinistra. Prima almeno se votavi un candidato sapevi da che parte stava, oggi non si sa. Il tentativo del Pd è far passare il messaggio che Marino non abbia niente a che fare coi democratici. E, invece, è il simbolo del loro fallimento». Magari punteranno su Tronca o un nome modello Sala… «Ciò dimostra che dentro il Pd non ci sono più nomi spendibili».