Dalla Cgil ai giudici di sinistra: parte una nuova campagna per la droga libera

Depenalizzazione dell’uso e dello spaccio degli spinelli, legalizzazione della droga, stanza del buco, libertà di poter coltivare in casa la marijuana, cancellare la legge del 2006: dopo la sentenza della Corte costituzionale e la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis firmata da oltre duecento parlamentari, arriva un altro aiutino verso lo “sdoganamento” delle sostanze stupefacenti. Diciassette sigle tutte rigorosamente di sinistra, riunite nel Cartello di Genova, cercano di aprire la strada per avviare una nuova stagione nelle politiche sul consumo e le dipendenze da droghe in Italia. A chiedere di “cambiare verso sulle droghe, adesso” sono le associazioni Antigone, Cgil, Cnca, Comunità di San Benedetto al Porto, Coordinamento dei garanti dei diritti dei detenuti, Coordinamento operatori bassa soglia Piemonte, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Fp Cgil, Gruppo Abele, Isola di Arran, Itaca, Itardd, La Società della ragione, Legacoopsociali, Lila. Nell’elenco spicca anche Magistratura democratica, l’associazione dei magistrati legata da sempre a doppio filo alla sinistra.

Droga, la Carta di Milano 2015

Si sono dati appuntamento a Milano. E al termine della conferenza nazionale hanno avanzato una serie di proposte contenute nella “Carta di Milano 2015”  con l’obiettivo di smontare definitivamente tutta la riforma sulla droga entrata in vigore nel 2006. In primo luogo, chiedono «la completa revisione delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative stabilite dal Testo unico sulle sostanze stupefacenti, ormai vecchio di 25 anni». Il primo passo è la depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo e della coltivazione domestica di piante di marijuana destinate agli stessi fini. In secondo luogo, propongono l’avvio di un confronto verso una «regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis».

La stanza del buco: Roma e Milano come Amsterdam e Ginevra

In terzo luogo, chiedono «il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze pubblici e del privato sociale, attualmente in forte sofferenza, anche con il coinvolgimento della società civile e delle amministrazioni locali e una stabilizzazione degli interventi della riduzione del danno», comprendendo anche sperimentazioni ampiamente accettate in Europa come luoghi per la somministrazione controllata di eroina o di spazi tutelati per l’autoconsumo. In sostanza chiedono le stanze del buco che  hanno fatto tanto discutere. Infine, propongono che «la morsa del patto di stabilità interno sia derogabile nel perseguimento di politiche finalizzate alla tutela dei diritti fondamentali della persona, come sono quelle destinate a sostenere i percorsi sociali di inclusione». Sulla prevenzione e la tutela dei giovani sovraesposti a un mercato che offre  di tutto, neanche una parola.