Corvi in Vaticano: cosa rivelano i due libri in uscita su “affari sporchi e privilegi”

Soldi, immobili, sprechi in Vaticano. Ma anche “affari sporchi e privilegi”. È questa l’estrema sintesi del “sommario” dei due libri al centro di Vatileaks 2, Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi già in libreria.

Vaticano, ecco le anticipazioni del libro di Fittipaldi 

Ior: «Lo Ior gestisce anche quattro fondi di carità – scrive Fittipaldi – Incrociando le tabelle i preti non sembrano essersi svenati per i meschini e i disgraziati: nel 2013 e nel 2014 il fondo a disposizione della Commissione cardinalizia guidata dal cardinal Santos Abril y Castelló non ha scucito un soldo bucato, nonostante un saldo in attivo di 425mila euro». «Il Fondo per opere missionarie ha in pancia 139mila euro, somma costituita soprattutto da donazioni interne, ma negli ultimi due anni ha “elargito per opere missionarie” solo 17mila euro». «Anche il fondo nato per finanziare le “Sante Messe”, seppur più cospicuo (ha un saldo arrivato a 2,7 milioni di euro) ha preferito tenere i denari in saccoccia: nel 2014 sono stati girati ai sacerdoti di tutto il mondo la minuscola cifra di 35mila euro.

Spese pazze Spe: «A gennaio del 2015 – si legge in Avarizia – qualcuno ha inviato al Papa tutte le voci di spesa della neonata segreteria per l’Economia, che Bergoglio aveva affidato qualche mese prima a George Pell, il cardinale chiamato dall’Australia per raddrizzare usi e abitudini nefaste della curia che ha spadroneggiato durante l’era di Benedetto XVI». In quell’elenco ci sarebbero, secondo l’autore, «centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, perfino per un sottolavello da 4600 euro». «Un elenco di spese pazze che ha raggiunto per appena sei mesi di attività del nuovo dicastero un totale di oltre mezzo milione di euro».

Gli immobili: «L’Apsa è proprietaria a Roma di migliaia di appartamenti (in tutto il Vaticano nella Capitale ne conta circa 5000, ma non sanno nemmeno loro quanti ne posseggono in totale: in un altro studio della prefettura degli Affari economici si evidenzia tra le criticità dell’Apsa l’assenza di bilanci che mostrino il patrimonio immobiliare nella sua completezza) che valgono cifre importanti». «Nel 2013 l’Apsa ha segnato in bilancio tre voci distinte: le proprietà in Inghilterra per 25,6 milioni, quelle in Svizzera per 27,7, mentre case, negozi, palazzi e appartamenti in Italia e in Francia per appena 342 milioni. Ma in Vaticano sanno bene – conclude – che si tratta di una cifra sottostimata: il documento interno della Cosea fa chiarezza sul punto, specificando che il portafoglio contabile Apsa deve essere moltiplicato per ben sei volte».

La benzina: «Il carburante – racconta Avarizia – rappresenta per il dipartimento la fonte di guadagno e di margini più importanti, scrivono gli analisti di Ernst&Young. Le pompe di benzina sono due, e il prezzo per i consumatori è 20 per cento più basso rispetto a quello italiano». Fittipaldi sottolinea inoltre che ci sono 550 tessere, vale a dire soggetti che hanno la possibilità di fare benzina in Vaticano, «che hanno superato il limite annuale di acquisti, pari a 1.800 litri». Ed inoltre, «hanno fatto la fila alla pompa ben 27mila persone, molte più di quelle autorizzate».

Vaticano, le anticipazioni di Via Crucis

Le registrazioni del Papa  In Via Crucis di Nuzzi una delle parti più rilevanti, come rileva Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera sono le “registrazioni” di quanto detto da Papa Francesco, il 3 luglio 2013, avvisato da una lettera della «quasi totale assenza di trasparenza nei bilanci sia della Santa Sede sia del Governatorato». Per 16 minuti, in quella riunione a porte chiuse convocata per discutere il bilancio, Francesco dice la sua: «Bisogna chiarire meglio le finanze della Santa Sede e renderle più trasparenti». Ricorda che «si è allargato troppo il numero dei dipendenti» con un aumento in cinque anni «del 30%», contesta la disinvoltura con cui si paga pronta cassa: «Uno dei responsabili mi diceva: “Ma vengono con la fattura e allora dobbiamo pagare”. No, non si paga. Se una cosa è stata fatta senza un preventivo, senza autorizzazione, non si paga. (…) Ch-i-a-r-e-z-z-a. Questo si fa nella ditta più umile e dobbiamo farlo anche noi». Insomma, «prima di ogni acquisto o di lavori strutturali si devono chiedere almeno tre preventivi che siano diversi per poter scegliere il più conveniente. Farò un esempio, quello della biblioteca. Il preventivo diceva 100 e poi sono stati pagati 200. Cosa è successo? Un po’ di più? Va bene, ma era nel preventivo o no? Ma dobbiamo pagarlo. Invece non si paga!». La situazione, sospira Francesco, è pesante: «Senza esagerare possiamo dire che buona parte dei costi sono fuori controllo». I contratti vanno studiati perché si sa, «hanno tante trappole, no?». E vanno scelti bene i fornitori: «I nostri devono essere sempre aziende che garantiscono onestà e che propongono il giusto prezzo di mercato, sia per i prodotti sia per i servizi. E alcuni non garantiscono questo».