Contro Beppe Sala a Milano Berlusconi e Salvini pensano a Sallusti

«Alessandro Sallusti può tirarci fuori dai pasticci». Quando Silvio Berlusconi ha fatto il nome del direttore del “suo” Giornale, l’ospite in salotto Matteo Salvini non ha scosso la testa, come fatto poco prima quando era stato messo sul tavolo quello dell’Ncd Maurizio Lupi. «Io non avrei nulla in contrario, se lui accetta» avrebbe aperto il capo del Carroccio, secondo quanto riportato da “la Repubblica“.

Saltato Lupi (“Non lascio NCD”), si fa avanti il nome di Sallusti

Del resto il capogruppo alfaniano, interpellato, ha già declinato l’invito. « Se mi chiedono un’abiura, non se ne parla, non lascio il partito, non tradisco Angelino – ha tagliato corto il deputato milanese commentando la notizia coi suoi – Altra cosa se l’Ncd fosse coinvolto al tavolo della trattativa e si decidesse di adottare per Milano il metodo Lombardia (in giunta governano con Maroni, ndr}». Ma così non è e non sarà, non con Salvini alla guida della Lega. E allora ecco che prende quota l’ipotesi di una candidatura assai marcata, quella appunto del direttore, da scagliare contro il moderato Giuseppe Sala (Mr Expo deve però ancora sciogliere la sua riserva).

Anche Ignazio La Russa a favore della candidatura di Sallusti

Il leader di Forza Italia ha raccontato di aver fatto sondare un po’ tutti i nomi – i pochi rimasti in ballo dopo i vari forfait – e quello di Sallusti staccherebbe gli altri per gradimento personale. A Salvini la candidatura non dispiace affatto. Ignazio La Russa, milanese di adozione, ha già fatto endorsement in suo favore. Berlusconi coglierebbe due piccioni con una fava: si libererebbe infatti la direzione del Giornale con la quale il feeling in questi anni ha funzionato a fasi alterne. Sallusti per adesso si tiene fuori e tace. Sta di fatto che ad Arcore circolano già i nomi dei possibili successori al quotidiano. In testa, quelli di Augusto Minzolini (senatore ma prossimo al voto di decadenza post condanna a Palazzo Madama) e il direttore di Panorama Giorgio Mule, più distante l’attuale vice Salvatore Tramontano. Salvini, interpellato ieri in tv, resta vago, ammette che «ci sono non uno, ma due nomi: quando ci sarà l’accordo lo dirò». Anche se al momento, l’unico nome alternativo che circolato è quello del capo gruppo forzista Paolo Romani e, meno quotata, della coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini.