Commissione d’inchiesta sul parà Scieri, morto in caserma 16 anni fa

Un libro, uno spettacolo teatrale e una comunità su Facebook. La battaglia per la verità sulla morte del parà Emanuele Scieri, trovato morto nell’agosto del 1999 ai piedi di una torre della caserma Gamerra di Pisa, non ha mai conosciuto battute d’arresto. Il padre è morto quattro anni fa, senza ricevere quella giustizia cui aveva diritto, cui ha diritto ogni genitore ferito negli affetti più cari. La madre attende ancora la verità. I genitori di Emanuele sono convinti che il loro figlio sia stato ammazzato. Le indagini non portarono a nulla. Si parlò di suicidio, di un brutale atto di nonnismo. Ci furono omertà e silenzi. Si disse che non bisognava criminalizzare la Folgore. Giustissimo: ma l’individuazione dei responsabili, proprio a questo scopo, si rendeva tanto più necessaria. Ma nulla è stato spiegato. Ora ci proverà una commissione d’inchiesta, votata due giorni fa dalla Camera, a spiegare perché Emanuele, un ragazzone che ammirava la Folgore, era partito da Siracusa con il romanzo di Céline Viaggio al termine della notte nella valigia ed è tornato a casa dentro una bara. A soli 19 anni. A trovare il cadavere, quasi nascosto, furono alcuni commilitoni, ai piedi della torre di asciugamento dei paracaduti. Era il 16 agosto 1999. Dalla sera del 13 non si era fatto più vivo con i familiari e non aveva risposto agli appelli in caserma. Come mai nessuno si preoccupò di quell’assenza? E se fu un banale incidente, una caduta in seguito alla decisione di Emanuele di andarsi ad allenare da solo, come mai aveva le scarpe slacciate? E come si spiegano quei traumi sul dorso delle mani, come se qualcuno lo avesse preso a calci? Domande cui forse la commissione d’inchiesta darà risposta. Quella risposta che i familiari e gli amici attendono da 16 anni.