Il centrodestra riparte: “La leadership non preoccupa, decidono gli elettori”

Ora che il successo della piazza di Bologna che ha riunito i leader dei maggiori partiti del centrodestra è difficilmente smentibile, sulla stampa e sui siti della sinistra lo sport più praticato e praticabile al momento diventa un altro: chi è subalterno a chi. E giù con analisi che non interessano nessuno, del tipo, se Salvini abbia messo all’angolo Berlusconi, o se non sia invece il Cavaliere ancora determinante in qualità di “federatore” del centrodestra. Insomma, trovare il neo, la magagna, la falla all’interno della coalizione che si è riunita sotto gli occhi di tutti è ormai il leit-motiv degli avversari. L’uico praticabule, per la verità dal loro punto di vista. In realtà, le chiacchiere stanno a zero e il dato politico è ben altro. Il derby interno Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia interessa poco, non spaventa nessuno e non è un problema nemmeno per i diretti interessati – Meloni-Salvini-Berlusconi, che lo hanno detto, ripetuto. Al netto delle frasi di circostanza che in questi casi possono pure starci, non sfugge certo ai protagonisti che il dato politico da mettere in cascina è l’unità del centrodestra che è premiata nei sondaggi, come abbiamo visto prima, durante e dopo la manifestazione di Bologna.

 Centrodestra, battere Renzi è possibile

La stella polare non è, per il momento, la leaderschip ma sono i numeri con cui la “liberazione” da Renzi diventa uno scenario possibile. Questo la piazza chiedeva e questa per ora è un possibilità alla portata. «Il leader lo decideranno gli elettori italiani. Chi ha più filo farà la matassa più grossa», è il commento di Giovanni Toti, in qualità di consigliere politico di Forza Italia e governatore della Liguria. Parole ripetute dai tre leader anche durante i rispettivi interventi e che interpretano il sentire diffuso del popolo del centrodestra e dei suoi rappresentanti.  Questa settimana si è avuta nel centrodestra un‘accelerazione attesa da tempo. Il centrodestra – è il pensiero di molti esponenti presenti a piazza Maggiore – dopo un periodo di sfarinamento s’è ritrovato intorno ad un minimo comune denominatore. Sul palco c’erano i governatori di tre grandi regioni del Nord e lo stato maggiore dei  tre partiti di riferimento. «Stare insieme è la condizione che ci rende vincenti specie nell’ottica di correre alle prossime elezioni con una lista unica. Chi ha le idee migliori le tiri fuori. L’alleanza tra noi, Lega e Fratelli d’Italia – dice ancora Toti – fa la nostra storia, l’unica che ci consente di battere la sinistra». A un’analisi attenta, si vede infatti, che nel programma delineato nei suoi aspetti essenziali dal palco di Bologna vi sono più visioni comuni di quante non ve ne siano nel Pd. Politica, economia, sicurezza. Anche le primarie, in questo senso, non sono più elemento divisivo, un dogma. Non le primarie «fatte con i romeni e i cinesi. Fatte in modo serio possono essere utili ma solo se i partiti non si mettono d’accordo».