Casale San Nicola, sconfessata la tesi del pm, scarcerati i sei di Casapound

Tornano in libertà, sia pure con l’obbligo di firma, i sei militanti di Casapound arrestati il 30 ottobre scorso dalla Digos romana con l’accusa di resistenza aggravata da lesioni a pubblico ufficiale, porto di oggetti ad offendere e utilizzo di casco in occasione di manifestazioni in luogo pubblico per la manifestazione di residenti e militanti che, il 17 luglio, si opposero al trasferimento degli immigrati nel quadrante sud della Capitale deciso dal governo Renzi.
Il gip, Giovanni Giorgianni, ha interrogato i 9 ragazzi raggiunti dall’ordinanza – sei ai domiciliari e tre con l’obbligo di firma – e ha deciso di scarcerarli riconoscendo che Casapound era presente fin dal primo dei 90 giorni della protesta. E’ stata dunque sconfessata la tesi del pm che parlava di infiltrati fra i residenti. E’ stato, invece, riconosciuto dal gip il ruolo di sostegno dei ragazzi di Casapound alla legittima protesta dei residenti.
«Le misure – spiega l’avvocato Domenico Di Tullio, il penalista di Casapound – si sono confrontate con i profili di persone che hanno famiglia, lavori stabili, insomma di soggetti ben inseriti nel vivere civile. Al contrario di quanto sosteneva il pubblico ministero. Gli arrestati  sono persone che lavorano stabilmente, studiano, hanno, in definitiva, contesti sociali sani.
Bisogna riconoscere una grande serietà all’operato del gip che ha recepito molte ragioni dei ragazzi. Mentre prima aveva modulato l’ordinanza solo sulla versione della Procura».
«Rinunceremo, a questo punto – annuncia Di Tullio – al Riesame e attendiamo più serenamente un processo nel quale verranno ascoltati una trentina di testimoni».
«Dall’ordinanza appare evidente – sostiene il leader di Cpi Gianluca Iannone – come non solo il gip si sia reso conto che i militanti di CasaPound non erano “infiltrati” violenti in una protesta pacifica dei cittadini, come aveva voluto sostenere il pubblico ministero, ma come gli scontri siano stati la risultante di un atteggiamento sproporzionato nell’uso della forza pubblica nei riguardi di una protesta, per sua natura più che legittima, che aveva visto cittadini e militanti del movimento fare fronte comune fin dall’inizio. Da quando, cioè, era stata presa la scellerata decisione di portare un centinaio di immigrati clandestini spacciati per profughi in una struttura giudicata “non idonea”, e in un quartiere dove vivono solo 250 famiglie».
«Il gip ha applicato la misura più lieve possibile, l’obbligo di firma, che resta comunque a nostro avviso una misura ingiusta e inopportuna – sottolinea Iannone – ma quanto accaduto oggi è, per noi, in ogni caso, una vittoria della giustizia e della verità, per la quale – conclude Iannone – non possiamo non ringraziare i residenti di Casale San Nicola, che, incuranti delle denunce subite e delle possibili ripercussioni, si sono schierati a viso aperto per ricordare che quella di Casale è stata una battaglia combattuta fianco a fianco fin dall’inizio».