Carneficina islamista in nome di Allah a Parigi, nel cuore dell’Europa

Terrore senza precedenti a Parigi. Oltre 120 persone sono morte, duecento i feriti, in seguito a diversi attacchi simultanei, almeno sei fra sparatorie e esplosioni, venerdì sera, messi a segno nel cuore della capitale francese. Una carneficina rivendicata dall’Isis come «l’11 settembre francese». La paura è cominciata allo Stade de France, dove si stava giocando Francia-Germania, tre le esplosioni all’esterno che hanno costretto la gente ad aspettare ore, sul campo, prima di poter lasciare la struttura. Il bilancio più cruento è quello del Bataclan, una sala concerto dove i terroristi hanno tenuto in ostaggio centinaia di persone: 80 le vittime, giustiziate da uomini a volto coperto.

Strage a Parigi in nome di Allah: terrore tra francesi e turisti

Scene raccapriccianti quelle raccontate dai testimoni: «Gridavano Allah è grande», racconta chi ha visto i criminali in azione. Colpiti bar, ristoranti e centri commerciali. A terra, per strada e nei dehors decine di corpi. Otto i terroristi morti, ma ci sarebbero dei complici in fuga. «Faremo una guerra implacabile», questo il messaggio del presidente francese Francois Hollande che ha proclamato lo stato d’emergenza. I parigini sono stati invitati a rimanere in casa. Oggi la capitale francese resterà di fatto chiusa: non apriranno, scuole, musei, biblioteche e mercati. Vanno sospese tutte le manifestazioni in programma per il fine settimana, si legge su “la Stampa”.

La Torre Eiffel è stata spenta in segno di lutto

L’intelligence non ha funzionato. Come per Charlie Hebdo. Ha colto i servizi segreti di sorpresa. Ma la gente non protestava, chiedeva con insistenza dove fosse il Bataclan, voleva assistere alla liberazione degli ostaggi. Gli arabi delle periferie, algerini, tunisini, marocchini, che nelle sere precedenti ai giorni di festa riempiono le strade di Pigalle, di Montmartre e i Lungosenna erano sempre più rari. Hollande, con il primo ministro. Manuel Valls, al suo fianco continuava a parlare alla televisione. Obama aveva telefonato. Anche Cameron. Ma la gente non ascoltava voleva sapere quel che era accaduto al Bataclan. Se erano stati liberati gli ostaggi. All’una si è saputo che era stato dato l’assalto e che si era concluso. Tre, forse quattro arabi, che parlavano francese, lo avevano parlato mentre tenevano sotto tiro gli ostaggi, erano stati uccisi. Adesso sui televisori accesi nei caffè, sui boulevards, non si vedeva più la faccia di Hollande. Si vedevano i clienti del Bataclan che uscivano dal teatro in cui avevano vissuto ore di incubo. Un centinaio di loro erano stati uccisi con raffiche di mitra. Con colpi di pistola alla nuca, diceva la gente per le strade di Parigi sempre più deserte.

Il numero dei morti aumentava nella notte. Era ancora impreciso.

Quando si sono spenti i riflettori puntati sul Louvre, su Notre Dame,sulla Sainte Chapelle, non si sapeva anco ra a quanti erano i luoghi attaccati dai terroristi. Non si sapeva se cinque, sei. Forse più. Non si sapeva molto di quel che era accaduto nei quartieri periferici, si legge su “la Repubblica“.