“Carabiniere spara”, la ribellione in musica del cantante Matteo Greco

Carabiniere spara” è il titolo del nuovo singolo di un giovane cantautore, che inneggia all’interventismo in materia di sicurezza, quasi adombrando lo spauracchio di un «colpo di Stato» per fronteggiare «la paura» e «l’insicurezza» che, secondo l’autore, aleggerebbe nella società civile mentre «il governo discute di niente».
Il videoclip, che sta girando su Facebook e altri social dopo essere stato «postato su Youtube», ha suscitato quasi 50 mila commenti, per la maggior parte negativi e di condanna.
Matteo Greco, marchigiano, ha realizzato numerosi concerti live a livello locale partecipando anche a selezioni di importanti festival musicali.
«Carabiniere Spara – si legge nel suo sito web – è una canzone presentata nell’ottobre del 2015 accompagnata da un video curato da Franco Cristaldi. Nel 2013 con “La Soluzione” già Greco aveva cantato la rabbia verso la politica e di una «nazione di uomini soli che non sanno più cosa fare».
Ora il nuovo singolo che sta creando parecchio dibattito. «Un grido cupo per far capire che l’Italia ha bisogno di tornare ad essere uno Stato sicuro in cui è possibile uscire di casa liberamente e vivere serenamente – spiega il cantautore di Falconara sul suo profilo Facebook – quella stessa serenità che tutti i cittadini chiedono a gran voce dopo tanti sacrifici e tasse copiosamente pagate».
Cantautore, regista, polistrumentista, Matteo Greco esce allo scoperto nel 2001 con il suo primo singolo Liquirizia al quale segue il brano “Giornate d’inverno” che il cantante marchigiano presenta nel 2004 a Sanremo Giovani. Seguono poi i singoli “Questa è la mia vita“, “Telo mare” e “Oggi non vado a scuola“.
A fine 2013 parte il tour “La strada delle Orfanelle” , uno spettacolo teatrale dedicato all’Orfanotrofio Galletti Abbiosi di Ravenna che darà il nome anche al nuovo album, al singolo omonimo e a un videoclip molto suggestivo registrato all’interno di un vecchio ospedale abbandonato.
La vicenda dell’orfanatrofio Galetti Abbiosi di Ravenna ha suscitato moltissime polemiche e altrettanta indignazione perché l’orfanotrofio, eretto nel 1895, avrebbe dovuto accogliere, istruire e mantenere, nelle intenzioni del suo donatore, il Conte Galletti Abbiosi, uomo di profonda fede cattolica, fanciulle orfane tra i sette e i dodici anni, native della città o dei sobborghi di Ravenna. Ma, ora, al posto dell’orfanatrofio, nel palazzo Galletti Abbiosi, c’è un hotel di charme ristrutturato con i fondi del Giubileo, 5 miliardi di vecchie lire. E le orfanelle? Sono state cacciate. Forse qualche buon motivo per esprimere la sua rabbia in musica Matteo ce l’ha davvero.