Bologna, la Digos trova il decalogo del “perfetto jihadista” (ricorda lo stile Br)

Sembrano le istruzioni per l’uso delle Br degli anni ’70. «C’è bisogno di organizzare la lotta tramite le cellule separate e il modello cosiddetto “del grappolo”, che aiuta a non rendere smantellabile l’intera rete». È uno dei passaggi ritrovati tra i documenti del computer di Abdelkrim Kaimoussi, uno dei quattro marocchini espulsi lunedì dall’Italia per attività di proselitismo e addestramento alla jihad (secondo la Procura, non per il giudice). E ancora: «Il guerrigliero nelle città non è obbligato ad avere le sembianze del combattente ma potrà essere, per esempio, un commerciante».

L’Islam a lezione dalle Br

La Digos di Bologna ha trovato un vero e proprio decalogo (riportato a tutta pagina dal Corriere della Sera) iper «organizzare la guerriglia urbana».  Sembra un “copia e incolla” dei manuali dei brigatisti rossi sulle regole della clandestinità. Niente di scritto, si tratta per lo più di lunghi discorsi registrati trasmessi via Internet. Nel file audio intitolato “La tecnica di guerra nelle città»” si indicano comportamenti e modalità d’intervento per un attacco armato, mirato alla «uccisione del nemico o un attentato». Da realizzarsi attraverso cellule chiuse e «compartimentali».

Il decalogo del terrorista

Al primo punto le regole sui rapporti con il capo. Niente piramide nell’organizzazione dei jihadisti è consigliato lo schema dei nuclei autonomi: «Ognuno conosce solamente il suo capo, cioè chi l’ha reclutato. Il capo deve cambiare il suo domicilio quando un militante viene arrestato». Al loro interno le cellule sono composte di quattro gruppi, ciascuno con un compito specifico: «Il primo gruppo è il comando, costituito dall’emiro e dal suo vice. Il secondo gruppo è quello della ricognizione, formato da due o tre persone (incaricate anche di filmare l’azione).

I gruppi e le cellule

Ricognizione significa raccogliere informazioni sull’obiettivo nella maniera più dettagliata possibile, anche se ci vogliono mesi. L’errore dipende solo dalla scarsità delle informazione, come accadde nel primo attacco al World Trade Center di New York nel 1993. «I fratelli hanno sbagliato – dice il predicato jihadista – usando un camion imbottito di una tonnellata di esplosivo senza fare cadere lo stabilimento, perché non hanno preso in considerazione che le travi erano in acciaio e non in cemento armato… Alla fine Allah ha mandato Mohamed Atta (il primo dirottatore dell’11 settembre 2001, ndr ) per fare crollare questa torre». Il terzo gruppo si occupa del rifornimento di armi per l’equipaggiamento del quarto, quello che entra in azione. «Se il comando decide di fare l’attentato alla Banca centrale europea e decide che ci vogliono 12 mujaheddin, ognuno di loro è munito di 20 chili di cinture esplosive per entrare nell’edificio senza combattimento e distruggere l’edificio dall’interno».