Biggini, il fascista riformatore che fu fedele a Mussolini sino all’ultimo

Carlo Alberto Biggini, morto a Milano il 19 novembre del 1945, esattamente settant’anni fa, è spesso ricordato come ultimo depositario delle copie del famoso carteggio Mussolini-Churchill, a lui affidato dal duce del fascismo, poi misteriosamente scomparse, come d’altra parte l’originale e l’altra copia ((la seconda all’ambasciatore Sciurukuru Hidaka), ma Biggini dovrebbe essere ricordato da tutti gli italiani anche per altri motivi, oltre a quello legato al giallo della cartellina di marocchino rosso. Docente universitario, rettore, costituzionalista, scrittore, giornalista, Biggini fu, nella Repubblica Sociale Italiana, ministro dell’Educazione nazionale, e in questa veste attuò importanti riforme nella scuola. Gentiliano di ferro, Biggini fu spesso criticato dai fascisti più oltranzisti, ma, a parte il fatto che Benito Mussolini aveva per lui una grandissima stima, fu uno dei pochi che gli rimasero accanto fino alla fine. Classe 1902, Biggini fu costretto ad allontanarsi dal lago di Como, dove risiedeva durante la Repubblica, per andare a Padova dopo che gli era stato diagnosticato un tumore al pancreas, che lo condusse alla morte a soli 43 anni. Come disse Vanni Teodorani, capo della segretaria militare della Rsi, «il povero Carlo Alberto, ultimo ministro dell’Educazione nazionale della Repubblica, è stato costretto a morire in strettissimo incognito per evitare di essere sottoposto ad angherie magari durante l’agonia». Infatti Biggini morì sotto il nome di professor Mario De Carli, probabilmente per essere sottratto alla furia partigiana. Teodorani mette anche in dubbio la natura della malattia di Biggini, giacché padre Agostino Gemelli, in una lettera, negò la natura della malattia, quindi il giallo rimane anche su questo. Quanto al carteggio, c’è chi sostiene che Biggini non lo portò con sé a Padova e c’è chi invece ritiene che non se ne separò mai. Secondo lo storico Luciano Garibaldi, che sulla vicenda di Biggini ha scritto un libro, Mussolini e il Professore. Vita e diari di Carlo Alberto Biggini, Mursia 1983, il carteggio finì nelle mani di un vicino di casa e amico di Biggini che negli anni successivo lo consegnò a De Gasperi il quale poi verosimilmente lo fece riavere agli inglesi. Però è anche vero che nel dopoguerra Winston Churchill si recò alcune volte alla casa sul lago di Como dove abitava Biggini. Il mistero rimane.

Biggini realizzò importanti riforme nella scuola

Biggini fascista “tiepido”? Non sembra assolutamente. Nato nel 1902 a Sarzana, nello Spezzino, Biggini già nel 1920 aderisce alle avanguardie giovanili di Sarzana e nel 1925 aderisce al Manifesto degli intellettuali fascisti. Negli anni successivi si laurea in Giurisprudenza e in Scienze politiche, conseguendo inoltre numerose specializzazioni. Ottiene la libera docenza e nel 1941 diviene rettore della prestigiosa università di Pisa. Collabora a un grande numero di riviste giuridiche. Partecipa alle campagne d’Africa e di Grecia, ottenendo una medaglia di bronzo al valor militare, ricopre diverse cariche nell’ambito del Partito nazionale fascista e nell’ambito pubblico, venendo eletto deputato per due legislature. La carica politicamente alla quale teneva di più fu certamente quella di presidente della commissione di mistica fascista ai littoriali. Moderato, certo, conservatore, certo, ma fedele e leale: votò contro l’ordine del giorno Grandi e dopo poco accettò la carica di ministro nella Rsi. Tra i suoi primi atti, quello di esonerare i docenti dal giuramento alla Repubblica Sociale, credendo Biggini fermamente nella libertà e nella autonomia degli educatori. Modificò l’ordinamento delle scuole, sostituendo le medie con il ginnasio, e intraprese altre importanti iniziative, tra cui la creazione della facoltà di Lettere e Filosofia all’ateneo di Trieste. Per ordine di Mussolini collaborò con i tedeschi per la salvaguardia e la tutela del patrimonio artistico italiano. Sulla sua lealtè al fascismo e fedeltà a Mussolini, non ci possono essere dubbi. Sul suo diario, scrisse: «Come mai, senza strumenti parlamentari, il Fascismo ha realizzato la riforma sociale più progredita nel mondo e tuttavia non si è dichiarato soddisfatto e ha continuato ad affermare di voler andare innanzi per attuare un nuovo ordinamento della società? Significa che è il Movimento politico più sinceramente innovatore che l’Italia abbia mai avuto». Forse il messaggio più importante di Carlo Alberto Biggini fu il suo essere superiore per tutta la vita alle critiche e alle diatribe interne, auspicando, da vero gentiliano, l’unità della classe dirigente fascista, la fedeltà verso un’idea e la coerenza di rimanere sulla strada scelta.