Apocalisse islamica sulla Francia. Almeno 158 morti. L’Europa è in guerra

Apocalisse islamica sulla Francia. E’ come, se non peggio, l’11 settembre del 2001 a New York. Colpi di kalashnikov in un ristorante del X arrondissement. Spari al Bataclan, locale per concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo, dove un centinaio di persone sono state prese in ostaggio. Tre esplosioni attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Fonti di polizia citate da BFMTv parlano di almeno 158 morti. Il bilancio delle vittime sarebbe pesantissimo in particolare nel ristorante che si trova nei pressi dello stadio e che sarebbe stato devastato dalle deflagrazioni di ordigni a quanto pare fabbricati con polvere da sparo mista a chiodi. Europe 1 ha riferito che uno degli attentatori è stato ucciso dalle forze dell’ordine. La stessa emittente ha poi dato notizia di un’ennesima sparatoria a Les Halles. Hollande, che assisteva alla partita, è stato fatto allontanare dallo stadio ed è andato al ministero dell’Interno per seguire gli eventi. Le inferriate attorno allo stadio sono state bloccate e migliaia di persone sono rimaste bloccate all’interno. La Francia chiude le frontiere. Gli attentatori gridavano “Allah Akbar”.

Deve essere a questo punto a tutti chiaro che l’Europa è in guerra. Con buona pace dei cantori del poltically correct , che hanno continuato  a nascondere la testa sotto al sabbia anche dopo l’attentato a Charlie Hebdo. Deve essere a tutti chiaro che far finta di non vedere la minaccia è la premessa a nuovi attacchi e a nuove stragi. L’Europa non deve certo rinunciare ai suoi princìpi di tolleranza, inclusività e universalità dei diritti umani, princìpi che sono ormai parte integrante della sue identità storica e culturale.

Ma fare finta di non vedere il pericolo, affermare che l’identità europea è la rinuncia a ogni identità, cancellare il patrimonio dell’Europa cristiana e imperiale, tutte queste patologie ideologie e tutte queste aberrazione culturali, spalancano le porte ai nemici del nostro sistema di vita. La “profezia” contenuta nel romanzo di Michel Houellebecq, Sottomissione (la Francia sarà islamica nel 2020) , potrebbe non essere una semplice suggestione letteraria.

Speriamo che l’Europa finalmente si decida a un cambio di passo e di mentalità. Serve una seria azione politica, militare e (soprattutto) culturale.

Ci confortino, in queste ore di dolore e di rabbia, i versi di Chesterton, dedicati alla battaglia di Lepanto. Così lo scrittore inglese immagina la partenza della flotta cristiana, che poi sbaraglierà le forze islamiche nell’epico scontro navale del 1571.  “E’ Don Giovanni d’Austria/ che prende il largo, hurrà”. Saranno versi  un po’ demodè e politicamente scorretti. Però, in questi  momenti, ci fanno capire che esiste un destino comune. Esiste una civiltà che occorre difendere. A ogni costo.