Aereo russo, Mosca frena Gb e Usa: “La bomba? Solo una supposizione”

Il governo egiziano continua a resistere all’ipotesi che a provocare la caduta dell’aereo russo sul Sinai sia stato un attentato terroristico. E al primo ministro britannico David Cameron, che per primo aveva parlato di un ordigno esplosivo, decidendo di sospendere i voli sull’area, Il Cairo replica con le parole del ministro degli Esteri Sameh Shoukry: «Questa vicenda deve essere chiarita dalle indagini e non dobbiamo pregiudicarle, assumendo delle prese di posizioni che potrebbe avere delle implicazioni».

L’Egitto resiste all’ipotesi bomba

«Apprezziamo il senso di responsabilità e il desiderio di proteggere i cittadini britannici, anche noi condividiamo questo desiderio, ma questa decisione è prematura in considerazione del fatto che l‘inchiesta è in corso e non si è ancora giunti ad una conclusione», ha proseguito l’esponente del governo egiziano, che per cercare di arginare le inevitabili ripercussioni della vicenda sul turismo ha anche annunciato la riapertura di tre tombe nell’antica città di Luxor, edificate circa 3mila anni fa per i nobili nel Nuovo regno e considerate fra le più importanti nel Paese.

Anche il Cremlino esorta alla «prudenza»

Anche per Mosca, sebbene non possa essere esclusa alcuna ipotesi, «non ci sono le basi per accreditare una delle versioni come più o meno plausibile: lo può fare solo l’inchiesta». A dirlo è stato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, aggiungendo che ««tutte le supposizioni hanno un carattere, diciamo, di informazione non verificata o di speculazione», ma anche esortando «coloro che posseggono informazioni più serie, a prescindere da chi siano queste persone», la metterle «a disposizione delle indagini».

Ma per Londra e Usa ci sono pochi dubbi

Epperò, Londra non è stata la sola a parlare di una bomba a bordo. E, anzi, a dirsi certi che questa sia stata la causa del disastro sono anche gli 007 americani. Fonti dell’intelligence Usa, citate dalla Cnn, infatti, pur precisando che ancora si attendono i risultati formali delle indagini, hanno parlato di una bomba piazzata in una valigia o in un bagaglio a mano. Per i servizi segreti di Washington, inoltre, l’attentato potrebbe essere stato effettivamente realizzato dall’Isis, anche con la complicità di un impiegato dell’aeroporto di Sharm el-Sheik e grazie alla mancanza di controlli adeguati nello scalo, contro la quale ha puntato l’indice anche Londra.