Accuse, sospetti e dubbi impertinenti: Cgil e Pd alla “guerra delle tessere”

Sei un sindacalista che vuole «combattere le ingiustizie»? Allora, con tutto quello che combina questo governo, non puoi essere iscritto al Pd. È il ragionamento del segretario della Fiom dell’Emilia Romagna Bruno Papignani, affidato a un post su Facebook intitolato «No Pd». In casa dem non l’hanno presa benissimo e, per tutta risposta, hanno tirato fuori a loro volta un dubbio impertinente: la Cgil si sta trasformando in partito?

I dubbi esistenziali del sindacalista Cgil

«Mi chiedo: come un sindacalista, specialmente se della Cgil, che combatte queste ingiustizie può essere iscritto al Pd. No, non può essere iscritto al Pd. È un problema politico, etico, morale, di coerenza e trasparenza», ha scritto sul suo profilo Papignani, aggiungendo che un sindacalista quotidianamente «si imbatte in ingiustizie, trappole, che questo governo ha costruito contro i lavoratori e contro i pensionati. Un vero proprio campo minato, per rendere complicata la vita ai precari, disoccupati, lavoratori, spesso poveri». Da qui, dunque, la domanda che Papignani si pone «ogni mattina» sulla “doppia tessera” e la risposta che ne consegue: «No non può!».

La replica del Pd. In casa dem temono la concorrenza?

La critica non è passata inosservata in casa dem, dove il deputato toscano Federico Gelli ha risposto formulando a sua volta una domanda: «Via gli iscritti Pd dalla Cgil, che ne pensano Landini e Camusso?». «Arrivare a proporre una sorta di pulizia etnica degli elettori Pd dal sindacato rappresenta un ulteriore segnale di scollamento di certi sindacalisti dalla realtà»,ha sottolineato Gelli, secondo il quale è «come se il sindacato fosse un concorrente di un partito politico e non lo strumento di rappresentanza dei lavoratori che dovrebbe occuparsi di chiudere i contratti. Di certo, trasformare una sigla sindacale in un partito politico – è la conclusione dell’esponente Pd – non sembra essere un buon servizio per i lavoratori».