Usa 2016, dalle primarie al voto, le tappe per conquistare la Casa Bianca

Elezioni Usa 2016: nell’incertezza del risultato che caratterizzerà il prossimo appuntamento elettorale, l’America ha un’unica sicurezza: è delusa e stanca di Obama. Un paese apatico, diviso e in crisi di identità, quello oltreoceano, che arriva smarrito all’appuntamento con un anno dal voto per la Casa Bianca. L’America si guarda allo specchio e non sa più chi è, sa solo che della politica di Washington è stufa e, dunque, la prima elezione “aperta” in otto anni, quella dell’8 novembre 2016, non suscita negli statunitensi l’entusiasmo e il furore di un tempo. E allora, oggi?

Elezioni Usa 2016, dalle primarie al voto

Oggi gli elettori americani si preparano ad affrontare la sfida dell’8 novembre 2016 per scegliere, dopo 8 anni di mandato, il successore di Barack Obama, ma la strada che porta al voto è ancora seminata di dubbi e incertezze che dovrebbero sciogliersi tra meno di cento giorni con le primarie, mentre l”insediamento del nuovo presidente avverrà all’inizio del 2017. Di seguito, allora, gli appuntamenti principali.

1) Da febbraio le primarie: sono elezioni organizzate dai due maggiori partiti in tutti gli stati Usa per votare i propri candidati e i delegati che andranno alle convention di luglio. Si parte dai caucus dell’Iowa (1 febbraio 2016) e dalle primarie nel New Hampshire (9 febbraio). Il primo marzo, invece, si svolgerà il cosiddetto Super Tuesday, dove a votare saranno gli elettori di ben 12 Stati, tra cui molti dei cosiddetti swing state, gli stati tradizionalmente più in bilico. Le primarie si chiuderanno infine il 14 giugno con il voto nel District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington.

2) A luglio di scena le Convention: è la fase calda degli eventi in cui, sulla base dei risultati delle primarie, democratici e repubblicani nomineranno i loro rispettivi candidati alla Casa Bianca. La convention repubblicana si svolgerà dal 18 al 21 luglio a Cleveland, in Ohio, dove si svolse anche nel 1936. Dal 25 al 28 luglio a Filadelfia, in Pennsylvania, si svolgerà invece la convention dei democratici.

3) L’Election day: è il giorno del voto, l’8 novembre 2016. Gli elettori si recheranno alle urne non solo per scegliere il nuovo inquilino della Casa Bianca, ma anche per rinnovare una parte consistente del Congresso: l’intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. In alcuni stati si voterà inoltre per rinnovare la carica di governatore.

4) L’Inauguration day: la data è fissata per il 20 gennaio 2017. È il giorno dell’investitura del nuovo presidente e del cambio della guardia con Barack Obama. Il momento clou è rappresentato dal giuramento, seguito dalla tradizionale parata lungo il percorso che porta da Capitol Hill alla Casa Bianca, dove il neo inquilino si insedierà quel giorno ufficialmente.

Elezioni Usa 2016, dalle tasse alle armi, i temi del voto

Dalla Siria all‘Isis, per arrivare al nodo della pressione fiscale: ecco di seguito i principali temi della campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016.

1) Immigrazione: opinioni diametralmente opposte su un tema chiave per attirare i voti decisivi dell’elettorato ispanico. Da Hillary Clinton e Bernie Sanders che, sulla scia del presidente Barack Obama, sono favorevoli a una riforma che legalizzi chi è già nel paese se ha i requisiti, a Donald Trump e Ben Carson che puntano invece ad arginare il flusso massiccio e initerrotto anche erigendo barriere architettoniche ai confini col Messico e il Canada. Al centro delle due posizioni Jeb Bush, che riconosce la necessità di una riforma.

2) Armi: se tra i conservatori qualcuno chiede di armare scuole e chiese per contrastare le stragi e difendersi dai violenti e dagli attacchi dei casi psichiatrici, la Clinton e i suoi suggeriscono non solo di rendere obbligatori i controlli su chi acquista fucili e pistole, per verificare precedenti penali o disturbi psichici, ma anche di valutare la strada del riacquisto delle armi, come in Australia.

3) Tasse: i repubblicani sono favorevoli a una riduzione dell’imposizione fiscale sulle aziende e, contestualmente, si dichiarano contrari anche all’aumento delle tasse per i ricchi. I democratici invece propongono un aumento delle aliquote per i Paperoni e per le grandi aziende per finanziare programmi pubblici. Scontro anche sul completamento della riforma di Wall Street e sul porre limiti ai rischi delle grandi banche.

4) Iran e lotta all’Isis: l’accordo sul nucleare iraniano è criticato duramente dai candidati repubblicani, convinti che di Teheran non ci si possa fidare e che l’intesa mini i rapporti con Israele, alleato di ferro degli Stati Uniti. Hillary Clinton e Bernie Sanders sono invece favorevoli all’accordo, convinti che favorisca la pace in Medio Oriente. Sull’invio di truppe in Iraq e Siria per la lotta all’Isis divisi anche i due candidati democratici.