Torino, agente di commercio ucciso con un colpo di fucile alla schiena

Lo hanno raggiunto alle spalle e gli hanno sparato alla schiena ferendolo a morte. E’ un mistero inspiegabile, per ora, l’omicidio di un agente di commercio di Torino nel settore alimentare, Vito Amoruso, 47 anni, assassinato con un colpo di fucile calibro 12 appena uscito di casa in via Valdieri 21, nel capoluogo piemontese. L’uomo, senza precedenti, è stato colpito alla schiena intorno alle 7 e 30 del mattino nel quartiere semicentrale Cenisia, vicino al Tribunale, in una zona molto frequentata e dove hanno sedi molti studi legali. Trasportato in gravi condizioni all’ospedale Cto di Torino è andato più volte in arresto cardiaco e, alla fine, non ce l’ha fatta. Ora i carabinieri stanno raccogliendo tutte le testimonianze delle persone che erano in strada a quell’ora e che hanno assistito alle concitate fasi dell’agguato per ricostruire la dinamica dell’omicidio.
Secondo una prima ricostruzione Vito Amoruso era appena uscito di casa. Il proiettile che lo ha colpito alla schiena, ferendolo mortalmente al cuore, sarebbe partito da un’auto che lo ha affiancato in strada. Alcuni testimoni hanno riferito ai carabinieri di avere notato una Fiat 500 di colore scuro. L’agente di commercio è caduto al centro della carreggiata. «Ho sentito una specie di scoppio alle 7.30 – racconta una donna che vive vicino al luogo dell’agguato – era così forte che mi ha svegliata, pochi minuti dopo ho sentito il suono di più di una sirena e molto trambusto, e ancora le ambulanze».
Aggiunge maggiori particolari la persona che ha chiamato i carabinieri, Marco Gotti. Il testimone, che vive nella via parallela a via Valdieri, racconta le fasi concitate dell’omicidio: «Ho avvertito un colpo fortissimo – racconta – e subito dopo delle grida lancinanti di donne. Mi sono precipitato per la strada e in mezzo alla carreggiata ho visto il corpo di un uomo a pancia in su. L’ambulanza era arrivata e lo hanno rianimato per venti minuti buoni. Mi hanno detto che è stato visto un uomo per la strada scappare e infilarsi su una 500 blu scuro o comunque scura che ha svoltato in fretta in via Lombriasco. Non conoscevo la vittima». Chi, invece, conosceva Amoruso, è un altro testimone prezioso per la ricostruzione dell’omicidio. Abita proprio nel palazzo della vittima e racconta nei dettagli l’aggressione aggiungendo particolari che svelano come la vittima conoscesse l’aggressore: «Gli hanno citofonato, qualcuno ha suonato il campanello di Amoruso e gli ha detto di scendere. Lui è sceso di casa e gli hanno sparato».
Le condizioni dell’agente di commercio sono apparse subito molto gravi ai soccorritori ma la corsa in ospedale è stata vana: sottoposto ad un delicato intervento chirurgico non ce l’ha fatta, è morto dopo poche ore.
«Mio fratello era una persona perfetta, chi lo ha ammazzato deve pagare – dice Mariangela Amoruso, sorella del rappresentante giustiziato in strada, di fronte all’ospedale Cto – Non aveva relazioni con donne, il lavoro andava bene. Non aveva mai detto di essere preoccupato. Siamo sorpresi e distrutti». E si fa strada l’ipotesi di un errore di persona. Anche se non vengono tralasciate altre piste.

La fuga del killer di Vito Amoruso a Torino: ha sparato al rappresentante di commercio di fronte al civico di via Valdieri 21, dove viveva la vittima, ed è poi è salito sull'auto, una Fiat 500 scura fuggendo lungo via Lombriasco

La fuga del killer di Vito Amoruso a Torino: ha sparato al rappresentante di commercio di fronte al civico di via Valdieri 21, dove viveva la vittima, ed è poi è salito sull’auto, una Fiat 500 scura fuggendo lungo via Lombriasco