Il teologo gay ora fa il “martire”. Un caso creato ad arte prima del Sinodo

Krysztof Charamsa, il teologo gay che ha fatto coming out sulle pagine del Corriere della Sera, è già diventato il beniamino dei  media politicamente corretti. Molto “mediatico” è anche il suo atteggiamento da “martire”. «Cercherò un lavoro», dice il teologo gay a commento della notizia, annunciata da padre Lombardi, della sua rimozione da tutti gli incarichi. Forte rimane la sensazione che non si tratti di un “incidente”e che ci si trovi di fronte a una caso creato ad arte per intimidire i vescovi “conservatori” alla vigilia del Sinodo. Tant’è che lo stesso Charamsa annuncia una sua prossima impresa editoriale: «È pronto per la stampa, in italiano e in polacco, un libro in cui metto la mia esperienza a nudo». Quindi era tutto preparato. E non è un caso che la “provocazione” del teologo gay sia partita guardacaso da una interveista sul grande  quotidiano della borghesia italiana (chissà come ci saranno rimasti male a la Repubblica).

La sospensione di Charamsa eraun atto in quaclehe modo dovuto da parte del Vaticano. «A proposito delle dichiarazioni e interviste rilasciate da mons. Kryzstof Charamsa – ha dichiarato padre Lombardi – si deve osservare che, nonostante il rispetto che meritano le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse, la scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia della apertura del sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica». Con tale polemica, il teologo gay ci va decisamente a nozze. E dichiara ai media quello che i media vogliono sentire da un “eroe” del politically correct: «Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio». E poi ancora: «Devo parlare di ciò che ho subito al S.Uffizio, che è il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica, un’omofobia esasperata e paranoica». Manca solo la “benedizione” di Vladimir Luxuria e poi siamo a posto.