Strage di Ankara, le indagini vanno avanti: è l’ora delle retate dei jihadisti

Mentre ancora deflagra l’orrore della strage di Ankara, le indagini – che continuano a seguire la pista islamica – vanno avanti. Così, mentre di ora in ora si aggiorna la conta delle vittime, la polizia turca fa sapere di aver trovato sul luogo dell’attentato un documento d’identità che potrebbe appartenere a uno dei due sospetti attentatori kamikaze. Ed è proprio l’ufficio del procuratore della capitale turca, citato da Hurriyet a dare contezza dell’importante ritrovamento aggiungendo un ulteriore particolare macabro agli aggiornamenti sulla vicenda: tra i reperti rinvenuto sul luogo della tragedia, ci sarebbe anche un dito umano che, secondo gli esami effettuati, non apparterrebbe a nessuna delle vittime.

Strage di Ankara, dolore e polemiche

Così, mentre non si palcano le polemiche sulla sicurezza, la tensione nel Paese resta ai livelli massimi; neppure l’aver individuato e denucniato la matrice jihadista della strage alla marcia pacifista di Ankara ha sedato minimamente gli animi. E se nei giorni scorsi, seguendo la pista dell’Isis, la polizia turca ha arrestato in diverse province un numero congruo di persone accusate di legami con i miliziani del Califfo – arresti che, comunque, non sarebbero legati direttamente alla strage – nelle ore seguite alle diverse commemorazioni funebri, sono stati individuati anche altri possibili miliziani islamici che potrebbero aver avuto un ruolo nell’attacco dinamitardo alla marcia pacifista. È l’ora delle retate di jihadisti? Sembrerebbe proprio di sì. Intanto, le polemiche sulla sicurezza continuano a sopraffare il dolore. Vediamo allora, riuassunti in tre punti nodali, gli utlimi aggiornamenti sulla tragica vicenda.

Strage di Ankara, gli ultimi aggiornamenti

1) Sospesi i vertici di polizia e intelligence. All’indomani della strage, il ministro dell’Interno turco, Selami Altinok, ha sospeso i capi della polizia, dell’intelligence e della pubblica sicurezza di Ankara: lo ha annunciato lo stesso ministero in un comunicato, sostenendo che si tratta di una decisione volta a condurre indagini più efficaci. Non viene specificato se i vertici della sicurezza saranno reintegrati al termine dell’inchiesta. Nei giorni scorsi le opposizioni avevano chiesto più volte le dimissioni dello stesso Altinok e del ministro della Giustizia, Kenan Ipek.

2) Due arresti per i tweet che annunciavano la bomba. La polizia turca ha arrestato due persone che poche ore prima della strage di Ankara avevano scritto su Twitter che ci sarebbe potuto essere un attacco bomba nella capitale turca. A riferirlo, alcuni media locali che aggiungono poi, a stretto giro, come e perché le autorità sostengono che i due abbiano legami con il Pkk curdo. Twitter avrebbe fornito le informazioni richieste dalla Turchia sugli indirizzi Ip legati a 3 account, che nei loro messaggi avevano “ipotizzato” un attacco bomba ad Ankara poco prima che avvenisse.

3) Erdogan porta dei fiori su luogo dell’attentato. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è recato in queste ore sul luogo della strage di Ankara per deporre dei fiori in memoria delle vittime. Erdogan, fanno notare i media locali, è l’ultimo dei principali leader politici turchi ad andare sul posto. Tornando a parlare per la prima volta in pubblico dal giorno dell’attacco, martedì sera il capo dello Stato ha ammesso che potrebbero esserci state delle falle nella sicurezza, chiedendo però di attendere l’esito delle indagini prima di trarre conclusioni e chiedere eventuali dimissioni di pubblici ufficiali.