«Qui state bene», i migranti trasferiti in un residence: un’intera città si ribella

Due settimane fa i migranti, arrivati in Abruzzo dal Cara di Mineo, avevano protestato per l’eccessiva distanza dai centri abitati della struttura in cui erano stati accolti, a Faiete di Rocca Santa Maria (Teramo), in un bosco sui Monti della Laga. Ora che sono stati trasferiti sulla costa, a Roseto degli Abruzzi, in un residence inserito nel progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), il Comune non li vuole, i residenti si ribellano.

Il Comune di Roseto dice no ai migranti: ora basta

In una nota l’amministrazione si dice contraria all’utilizzo di strutture ricettive per ospitare i migranti e annuncia una raccolta di firme da consegnare al prefetto di Teramo «affinché a Roseto non venga autorizzato l’uso di nessuna struttura privata o pubblica, tantomeno strutture ricettive turistiche, per altri immigrati». Anche in virtù del fatto, precisa la nota, che tali strutture non potrebbero garantire servizi necessari quali assistenza legale o presenza di mediatori. «La nostra città ha già dato il proprio contributo – si legge – ci sono otto famiglie di immigrati con il progetto Sprar ospitate in appartamenti e seguite da personale qualificato. A questo bisogna aggiungere i circa 1.500 immigrati, comunitari ed extracomunitari, già residenti a Roseto, tra cui alcuni minori ospitati nella casa accoglienza comunale». «Non siamo d’accordo a ospitare altri immigrati nella nostra città», prosegue la nota del Comune. L’Ente chiede quindi alla Regione Abruzzo «di aprire immediatamente un tavolo con le Prefetture e le amministrazioni locali per la gestione degli arrivi dei migranti attraverso piccoli insediamenti individuati in accordo con i sindaci, come avviene in altre parti d’Italia». Tra le richieste anche quella, rivolta al residence Felicioni (che aveva partecipato al bando della Prefettura), di recedere dalla decisione di ospitare i migranti «nell’interesse dell’ intera città».