È la solita italietta, indecisa a tutto: bombardare l’Isis? Si, no, forse

Bombardare l’Isis? Si, no, forse. Insomma, riemerge la solita Italia. L’italietta, anzi, quella minuscola e indecisa a tutto. Atterriti dal titolo di apertura del Corriere della Sera (“L’Italia bombarderà l’Isis“) al ministero della Difesa devono essere suonate le sirene contraeree. Ed è perciò immediatamente partita la precisazione: le azioni di bombardamento dei caccia italiani in Iraq “sono solo ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento”. Liquidando poi il tutto come “indiscrezioni di stampa”. Nuove regole di ingaggio? Partecipazione attiva alla coalizione anti terroristi? Calma e gesso. Un conto sono le “ipotesi”, altro bombardare. Bisognerà intanto parlarne con gli alleati. Pianificare. Riflettere bene e poi, ma solo poi, eventualmente passare all’azione. E bombardare. Solite note stridule, solita solfa. Siamo in giro per il mondo con contingenti schierati a difesa della pace, abbiamo pure pagato un elevato tributo di sangue, ma non la smettiamo di comportarci in maniera ambigua. Nel frattempo quel “despota” di  Vladimir Putin rade al suolo decine di postazioni di jihiadisti e la sua aviazione mette in fuga qualche migliaio di miliziani sino ad oggi baldanzosi. Mentre i liberatori della Nato, a comando americano, fanno strage “per errore” tra i sanitari di Medici senza Frontiere. E meno male che viene a galla la storia del riscatto delle due “pacifesseGreta e Vanessa, per le quali abbiamo pagato 11 milioni ai terroristi all’insaputa di Gentiloni. Perchè è così che tutti sanno che l’Italia c’è.