Sinodo, comunione ai divorziati? Sui singoli casi può decidere il vescovo

“Sull’indissolubilità del matrimonio non c’è alcun dissenso. La questione è se i divorziati risposati potranno tornare a fare la comunione. La questione teologica è se la Chiesa può accettare queste persone alla comunione. In generale no. Ma possono esistere casi individuali dove il vescovo o un suo delegato possono permettere la partecipazione. Ad esempio il caso di un matrimonio nel quale il marito ha lasciato la moglie e lei si è risposata per il bene dei figli ma vuole la comunione a ogni costo. Lei non ha una colpa morale. Se c’è una religiosità profonda, secondo me la vita supera le regole”. Lo afferma l’arcivescovo di Berlino Heiner Koch in un’intervista al Corriere della sera intervenendo nel dibattito sul Sinodo della famiglia. In merito alle coppie non sposate, “dobbiamo ammettere che la gente sceglie questa strada, in libertà, sempre più spesso. Non abbiamo la possibilità e il diritto di proibirlo. Per noi è una sfida: dobbiamo discuterne nella società, invitando e convincendo”, dice Koch. Quanto alle unioni omosessuali, “per noi la sessualità non può essere divisa dalla comunità umana. Non possiamo separarla dalla possibilità di dare la vita. Per questo, nella logica della Chiesa, la sessualità è connessa al matrimonio. E quindi è connessa all’amore tra un uomo e una donna, possibili padre e madre. Un rapporto omosessuale non può essere così”. Tuttavia, aggiunge, “è chiaro che ci sono persone omosessuali che si sostengono e si accompagnano anche nella vecchiaia e nella malattia, il che è un valore alto”. L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois in un tweet afferma tuttavia che non può essere permesso a tutti di fare quello che vogliono. “Noi consigliamo – aggiunge il cardinale francese – un approccio individualizzato al sostegno per le persone che soffrono, ad esempio, i divorziati risposati”.